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26 febbraio 2007

Cresce la produttività scientifica in Italia

Quanto si produce in Italia in termini di lavori scientifici? Ovvero, i nostri bistrattati scienziati quanti riescono a pubblicare sulle riviste inteQuanto si produce in Italia in termini di lavori scientifici? Ovvero, i nostri bistrattati scienziati quanti riescono a pubblicare sulle riviste internazionali di settore? I dati sono stati recentemente pubblicati dall’agenzia ISI-Thompson e non mancano le sorprese.
Nonostante risorse in ricerca con il contagocce che con 1.6% del PIL, ci vede fanalino di coda in investimenti, nonostante la fuga di cervelli che vede grandi professionisti emigrare all’estero, i dati sono positivi.
Nel corso degli ultimi anni il livello delle pubblicazioni è passato dai 30723 del 1995 ai circa 50.000 del 2005, portando il nostro paese all’ottavo posto al mondo.
Da sottolineare il livello qualitativo di tali pubblicazioni, nella maggior parte dei casi siamo in presenza di vere e proprie eccellenze riconosciute a livello internazionale.
In un paese dove i privati investono poco in innovazione, il ruolo principale spetta agli investimenti pubblici e in primis all’università.
Circa il 50% dei ricercatori esercitano all’interno dell’ambiente universitario e di conseguenza la maggior parte delle pubblicazioni dipendono da questo.
La crescita di investimenti in ricerca negli ultimi anni è stata irrisoria, il merito di questi risultati va sicuramente dato alla professionalità dei ricercatori italiani ma anche, ad una riorganizzazione universitaria che negli ultimi anni sta, sebbene lentamente, affrontando i suoi problemi atavici: disorganizzazione, baronie, inefficienza, inadeguatezza strutturale ecc.
Il futuro è roseo? Essere ottimisti è d’obbligo ma finche non si manterranno gli impegni presi con l’Europa, ovvero raddoppiando i propri investenti in ricerca dall1.6 al 3% sancito come obbiettivo comune, non si potrà festeggiare.

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