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24 febbraio 2007

Facolta’ di Economia: prepara un paese ad affrontare il mercato così da rendere il paese più solido?

Le dinamiche del commercio e delle attività economiche all’interno del nostro paese ed anche a livello internazionale, si stanno di gran

Le dinamiche del commercio e delle attività economiche all’interno del nostro paese ed anche a livello internazionale, si stanno di gran lunga modificando e quindi, nel mondo sta cambiando anche il modo di concepire l’attività manageriale. Quasi tutti i punti nevralgici del nostro paese sono passati in mani straniere, facciamo alcuni esempi: l’Enel, l’alluminio della famiglia Lucchini, senza dimenticare l’accordo economico tra Eni e Gazprom che visto da molti punti di osservazione, sembra un accordo che pende vistosamente verso la predominanza del pater russo. Ad esempio la cessione del 30% dell’Agip, la cessione di uno dei pozzi che si trova nel medio oriente ed anche altre numerose clausole fanno pensare a questo. Per cui la domanda principale che sorge spontanea è perché le società estere hanno così buon gioco nel nostro paese? Abbiamo forse una classe economica-manageriale non all’altezza della situazione?
Le risposte dateci dagli addetti al settore sono numerose e divergenti. La prima considerazione che viene fatta è un’accusa ed un dato di fatto. In Italia c’è una consolidata cultura secondo la quale l’azienda deve essere povera e la famiglia che la detiene al contrario, deve essere ricca, per cui l’attività economica viene vista solamente in funzione della ricchezza prodotta alla famiglia detentrice e quindi, in caso di crisi, manca totalmente o quasi del tutto il margine per pianificare all’interno dell’azienda un’attività pecuniaria in casi di emergenza. Modo di concepire che si differisce di molto dalla mentalità in voga nel resto dei paesi trascinatori dell’economia mondiale. Un altro elemento considerato molto a sfavore delle nostre imprese è senza dubbio il fatto di essere poco competitive a livello internazionale e questo perché molti soldi dedicati in prima istanza all’ammodernamento ed all’innovazione, vengono molto spesso dalle stesse aziende, decurtate in altri rami dell’attività tendendo a consolarsi perché c’è l’inclinazione a paragonarci sempre con quei paesi che hanno un livello tecnologico ed economico molto inferiore al nostro.
Quindi, secondo numerosi analisti, si può riassumere che la difficoltà del nostro mondo delle imprese non dipenda tanto o almeno non solo dalle difficoltà provenienti dall’esterno, ma che sia soprattutto un discorso di mentalità e di cultura datata.
E proprio in questo ambito è chiamata ad un serio impegno la struttura universitaria e più specificatamente è richiesto un serio impegno dall’ambiente universitario che deve tendere a concentrare le forze per essere in grado di preparare i nuovi manager, abili a muoversi su nuovi mercati e che abbiano le potenzialità di svincolarsi dalla vecchia cultura aziendale e che anzi, siano in grado di cambiare la tradizione aziendale, rendendola più moderna ed agile e meno impantanata e questo può avvenire soltanto con un salto culturale che può covare ed essere proposto unicamente dalla formazione all’interno delle facoltà preposte a questo scopo, le uniche che siano in grado di compiere questo arduo ma insostituibile compito.
Allora qui nasce una nuova domanda molto importante per la rinascita della nostra economia e cioè la parte della struttura universitaria che si dovrebbe maggiormente occupare di questo argomento e cioè la facoltà di economia è pronta per far fronte a questa esigenza? L’università in questo ambito non si può dire se riuscirà a rispondere adeguatamente a questa sfida, ma senza dubbio ha il dovere morale prima ancora che pratico di riuscire ad approntare un piano serio e reale in grado di rispondere a queste nuove esigenze. Ad iniziare dai programmi dei corsi di laurea che sono la base per formare i futuri economisti in un humus culturale e formativo diverso da quello dei loro predecessori.
Altra strategia che l’università dovrebbe perseguire per preparare una nuova classe dirigente e manageriale, è quella di attivare l’opportunità di fare tesi di laurea o cammini formativi all’estero, mettendo in questo modo i nostri giovani a contatto con realtà esterne di commercio, in modo da far sì che anticipando il contatto di queste realtà nel periodo formativo, siano in grado da questo incontro di risultare arricchiti in modo da poter far proprie certe dinamiche economiche che una volta inseriti nell’ambiente lavorativo, i nostri giovani, siano in grado di mettere a frutto. Per molti addetti al settore, vivendo in una economia globalizzata, anche la formazione dei nostri giovani manager ed economisti deve essere più aperta all’esperienza proveniente dall’estero in modo che siano in grado di rispondere alle esigenze del mercato che si troveranno ad affrontare.
Anche in questo caso, quindi, l’università è chiamata per molti versi a “salvare” il nostro paese. Per ora, lo slancio innovativo all’interno dei nostri atenei lascia un po’ a desiderare, comunque ci sono dei segnali positivi in tal senso.
Al momento abbiamo un serio timore di metterci a confronto di altri paesi più ricchi e sviluppati di noi, perché sicuramente poche imprese della nostra nazione in un tale confronto ne uscirebbero vincitrici.
Vedremo in futuro, se la facoltà di economia saprà dare la risposta adeguata ai bisogni avvertiti, per ora non ci resta che aspettare e soprattutto sperare!!!

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