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27 febbraio 2007

Foggia: c’era una volta Kàlena

C’era una volta una piana nell’agro di Peschici. Parliamo del territorio del Gargano, provincia di Foggia. E c’era una volta, in questa distesa, un’abC’era una volta una piana nell’agro di Peschici. Parliamo del territorio del Gargano, provincia di Foggia. E c’era una volta, in questa distesa, un’abbazia di monaci benedettini. Una gloriosa abbazia. Le sue mura erano diventate il punto strategico di sosta dei pellegrini, che viaggiavano per la purificazione del loro spirito. La ricchezza della sua spiritualità chiamava a sé le preghiere dei fedeli che proseguivano, con le carovane, sulla via Francigena. E verso la Terra Santa.
L’abbazia di Santa Maria di Kàlena è stata un’oasi paradisiaca che permetteva agli stessi monaci di vivere con la propria produzione di ortaggi, vino, piante officinali ed altro. Il viandante assetato trovava un luogo fortunato dove dissetarsi. Il viaggiatore stanco poteva rifocillarsi ed essere curato se malconcio.
I libri di storia raccontano del 1058 come l’anno in cui Kàlena divenne una potenza ecclesiastica, destinataria di regalie da parte di papi ed imperatori e, ad essa, erano concessi ricchi privilegi, da fare invidia ai signorotti del luogo. Una potenza non solo legata alla religiosità, quindi, ma anche all’enorme quantità di possedimenti terrieri in tutto il Gargano. E queste entrate servivano, giustamente, per coprire i costi del grande flusso di erranti che passavano di là per andare ai santuari, siti sulle montagne vicine.
La struttura consta di due chiese, una più antica, eretta nell’anno 872, di rara architettura pugliese, ed un’altra più nuova, appoggiata alla prima, che presenta un’interessante mescolanza di tecniche scultoree europee ed extraeuropee che, sicuramente, è stata apportata dalle congregazioni di scalpellini che, durante il viaggio santo, dalla Borgogna sono approdate in questo complesso badiale.
Anno Domini 2007. L’abbazia di Kàlena è in mano a privati, dopo essere stata venduta nel XVIII secolo dal Regio Demanio. Nonostante esistano delle leggi di tutela di questo patrimonio culturale, di valenza mondiale, oggi troviamo, in quel territorio, ancora dei muri che si ergono per la maestria delle mani che li hanno creati, ma che gridano tutto il loro dolore.
Ieri pomeriggio, 26 febbraio 2007, al Palazzo Dogana di Foggia si sono riunite tutte le personalità competenti del mondo politico, culturale e religioso per discutere sul destino di un bene di questa portata. Numerosi sono stati i contributi culturali apportati alla tavola rotonda. Anche se, chi realmente poteva dare una risposta concreta per una breve risoluzione del caso, era assente: la Soprintendenza Regionale Beni Culturali. Ci sono stati i saluti scritti del Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, che non ha potuto presenziare. Dopo di ciò, il Centro Studi “Martella” di Peschici, nelle vesti della professoressa Teresa Maria Rauzino, ha proposto l’esproprio dell’abbazia creando una sinergia con la Provincia, l’Università degli Studi di Foggia e tutti gli enti preposti. La stessa idea è stata prospettata anche dagli altri ospiti illustri presenti, docenti universitari, sindaci garganici ed, inoltre, dall’autorità ecclesiastica garganica, il Mons. D’Ambrosio.
La conferenza ha portato alla luce la volontà di creare una Fondazione pro-Kàlena. Un sistema di energie che provengono da varie parti: Comune, Provincia, Regione, Ministero, Università, Chiesa, ecc. E questo sarà il primo passo, sembra, da compiere nei prossimi giorni. Nelle prossime settimane. Una ventata di speranza, comunque, si attende sempre dal Ministero dei Beni Culturali.
Altro convenuto è stato il Rettore dell’Università di Foggia, professor Muscio, che ha ribadito la totale disponibilità dell’ateneo, anche per compartecipare alla futura Fondazione. “Crediamo nella valenza del nostro territorio”, ha annunciato al microfono davanti alla platea. Peccato, però, che i cavalli stalloni del Regio Deposito foggiano, oggi I.R.I.I.P., non possano parlare!
Insomma, ancora un altro sforzo per Kàlena. La nostra Kàlena. L’abbazia di tutti. Ma fin quando non si vedrà qualche cambiamento, le parole resteranno sempre parole. Anche se sono passati dieci anni dall’inizio di questa battaglia. Per ora, resta ancora un luogo in cerca del proprio riscatto. Un simbolo vecchio un millennio che deperisce giorno dopo giorno, per l’incuria di chi? Tetti dai quali piove e mura che si frantumano perché abbandonate alla loro sorte. Uno sfregio alla magnificenza della sua storia. Il ripudio del bello è l’unico sibilo che s’ode, quando il vento sfiora quel terreno deserto. Deserto fuori, forse, ma mai nell’anima.

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