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22 febbraio 2007

Gorizia: neologismi nell’italiano contemporaneo

Nell’ambito degli incontri culturali sulla comunicazione, organizzati a favore degli studenti del corso di Laurea in Relazioni Pubbliche modalit&agravNell’ambito degli incontri culturali sulla comunicazione, organizzati a favore degli studenti del corso di Laurea in Relazioni Pubbliche modalità on line, grande interesse ha suscitato l’intervento del professor Gianluca Frenguelli, docente di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Macerata. Titolato Tendenze neologiche nell’italiano contemporaneo e fortemente voluto dalla coordinatrice del corso on-line, dottoressa Raffaella Bombi, l’incontro di Palazzo Alvarez ha riguardato la tematica dei cambiamenti in atto nella lingua italiana contemporanea, una lingua ‘in movimento’ verso nuove modalità comunicative in grado di penetrare nel tessuto linguistico attraverso diversi canali quali ad esempio le lingue speciali. Alla presenza, tra gli altri, del Preside della Facoltà di Lingue e letterature straniere, professor Vincenzo Orioles, Frenguelli ha sottolineato il profondo mutamento che in questi anni ha portato all’acquisizione di parole in grado di sostituire intere perifrasi. Si tratta di neologismi formati da prefissati quali –anti, -contro, -aro, -ismo, -istico, ma anche nuove parole come calciopoli o moggiopoli, anglismi ed internazionalismi come neo-con , fiscal drug, master, new age, ecc., che si innervano, innovandola, nella nostra lingua con il rischio però di snaturala e di impoverirla a causa della sostituzione, a volte superflua e spesso univoca, di parole presenti nel nostro lessico, a favore di succedanei stranieri. L’inglese, considerato modello linguistico di prestigio e quindi da imitare per le sue doti di semplicità e flessibilità e per la sua capacità di esaltare i mezzi di comunicazione, se da un lato rappresenta il fattore principale nel processo d’integrazione europea, non deve però sfociare in una sterile assimilazione di parole che eroderebbero, impoverendolo, il magnifico bagaglio linguistico del nostro Paese. Parola d’ordine ,quindi, evitare l’inglesorum e fare in modo che la parola slow food non rimanga il solo esempio di termine coniato in Italia ed esportato nei paesi anglofoni.

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