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6 febbraio 2007

I vantaggi del simulatore

All’esterno appare come un grosso cilindro con coperchio, potrà dirci se su Marte ci può essere la vita ed è un prodotto made in Italy. E’ LISA-SA

All’esterno appare come un grosso cilindro con coperchio, potrà dirci se su Marte ci può essere la vita ed è un prodotto made in Italy. E’ LISA-SAM, il simulatore di ambienti planetari progettato grazie alla collaborazione tra Università di Padova, CISAS (Centro Interdipartimentale di Studi e Attività Spaziali) e INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Al suo interno può ricreare le condizioni ambientali presenti sui pianeti e dirci se i microrganismi possano o meno sopravvivervi. Ne avevamo parlato qualche settimana fa e ora abbiamo la possibilità di saperne di più grazie a Giuseppe Galletta, coordinatore del progetto.

Qual è l’obiettivo primario di LISA-SAM?

“Con questo simulatore vogliamo verificare se qualche forma di vita che poteva essere esistita sul pianeta Marte possa essere sopravvissuta sino ad oggi e in che condizioni. Perciò intendiamo utilizzare delle forme di vita terrestri (microrganismi), portarle alle condizioni di Marte, sottoporle alla radiazione ultravioletta del Sole non schermato, come accade su Marte, e studiarne le reazioni.”

Colpisce come siano bassi i costi delle simulazioni, appena 250 euro a settimana per riprodurre l’ambiente marziano. Possiamo dire che questi costi contenuti così come la realizzazione del progetto sono il frutto dell’unione di forze tra ricerca universitaria, statale e privata?

“Questo simulatore è un ottimo esempio di tale unione. Oltre a biologi, astronomi e ingegneri, alla realizzazione di LISA-SAM hanno contribuito ditte private come l’AIR LIQUIDE e la CINEL, senza le quali effettivamente non sarebbe stato possibile realizzare il progetto.”

Cosa sarà possibile fare oltre a riprodurre l’ambiente marziano?

“Il simulatore può riprodurre diversi ambienti planetari compresi quelli presenti sulla Terra, che è pur sempre un pianeta: ad esempio sarà possibile ricreare le condizioni che vi sono in Antartide. Ma sarà possibile anche arrivare a eseguire esperimenti medici simulando il corpo umano. Per ora non aggiungiamo altro, ma diciamo che non c’è limite alla fantasia su quello che si può fare.”

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