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28 febbraio 2007

Luca di Montezemolo presenta il I Rapporto 2007 Luiss sulle Classi Dirigenti

Il Presidente della Luiss Luca di Montezemolo ha presentato oggi, presso la Sala Zuccari del Senato, il I Rapporto Luiss 2007 “Generare classe dirigenIl Presidente della Luiss Luca di Montezemolo ha presentato oggi, presso la Sala Zuccari del Senato, il I Rapporto Luiss 2007 “Generare classe dirigente. Un percorso da costruire”, realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, l’Alma Mater Studiorum e l’Alma Graduate School dell’Università di Bologna ed Ermeneia.
Il Rapporto parte dalla constatazione che ogni Paese ha bisogno di generare in continuazione nuova classe dirigente, intesa come gruppi che oltre ad esercitare il potere avvertono anche la responsabilità dell’interesse collettivo e non solo quello personale, della propria azienda, della propria categoria, del proprio partito.
Aumentare la consapevolezza dei processi che stanno dietro i circuiti di selezione e di formazione della classe dirigente è l’obiettivo di un progetto che prende forma per la prima volta in Italia, in relazione anche alla scarsità di elaborazioni scientifiche sul tema.
Si è proceduto secondo una logica di analisi incrociata che ha toccato, uno dopo l’altro, i seguenti argomenti: la precisazione del concetto stesso di classe dirigente; il richiamo della progressiva estinzione dei tradizionali centri di formazione della classe dirigente; il disegno di più “mappe” destinate a delimitarne in chiave quantitativa la dimensione; l’analisi della percezione della popolazione; l’analisi della percezione della stessa classe dirigente.
Il Rapporto rappresenta uno strumento pressoché unico, vista l’ampiezza e completezza delle indagini compiute, l’originalità e la novità delle stesse, le modalità della predisposizione condotta in pool da più università e da centri di ricerca e il forte taglio empirico dato al lavoro.
A caratterizzare il Rapporto Luiss è soprattutto la ricerca dei meccanismi in grado di attivare un circuito di generazione di classe dirigente, per rispondere al progressivo logoramento del ciclo di produzione delle nostre élite.
Il primo snodo messo in luce dal Rapporto è la necessità di uscire dal generico e dal circolo vizioso del ricambio continuato, mettendo in atto uno sforzo straordinario e corale in cui nessuno può chiamarsi fuori dal problema nel proprio settore di appartenenza (con il coinvolgimento cioè di tutta la filiera delle posizioni di responsabilità, da quelle più elevate a quelle intermedie).
Ciò che richiede un’assunzione collettiva di almeno tre responsabilità: quella di creare nuova élite da parte della classe dirigente esistente; di allargare la prospettiva al di là del solo ambito politico; e di interpretare i bisogni della società e del proprio stesso ruolo.
A fare “buona” classe dirigente concorrono, in particolare, tre dimensioni interrelate: la professionalità, cioè le competenze tecniche e le capacità gestionali più appropriate; l’esistenza di un apparato di regole che assicuri alla dirigenza la possibilità di esercitare le funzioni affidategli; la condivisione di un patrimonio di valori comuni entro i quali si iscrive la mission specifica del dirigente.
In questo quadro, le tappe interpretative fondamentali del I Rapporto Luiss 2007 sono cinque:
1) la difficoltà di delimitare i confini quantitativi della classe dirigente, come mostrano le risultanze dell’indagine sulla popolazione e quelle dell’indagine sul campione di classe dirigente, tanto da suggerire la predisposizione di una “mappatura” su più livelli;
2) il rischio del formarsi di ceti ristretti anziché di una nuova classe dirigente coesa, come risultato di una progressiva “liquidità” della vita collettiva, al cui interno si possono formare dei gruppi di cooptazione privilegiati;
3) la divaricazione tra caratteristiche ideali e caratteristiche reali della classe dirigente, secondo un’opinione condivisa dalla popolazione e dalla stessa classe dirigente intervistata. Col risultato di far rilevare la presenza di una “società delle conoscenze” più che di una “società della conoscenza”, forse troppo evocata, ma poco praticata sul piano del merito riconosciuto effettivamente;
4) la valorizzazione della “formazione sul campo” nei processi di selezione e di preparazione della classe dirigente, con la sottolineatura dell’importanza nell’affiancamento sul lavoro (in grandi aziende, a fianco di altra classe dirigente più matura o all’estero), rispetto alla formazione universitaria canonica;
5) un rapporto ambivalente che la classe dirigente ha con se stessa, vista l’esistenza, come mostra l’indagine ad hoc, di un sentimento di vicinanza, ma non di identificazione piena con la classe dirigente complessiva. Con una molteplicità presumibile di ragioni che vanno dalla sensazione che “i giochi si fanno altrove” (in un percorso fatto più di obbedienza che di responsabilità), alla percezione che gli oneri derivanti dall’essere classe dirigente facciano capo sempre a qualcun altro e non a se stessi.
Il percorso indicato dal I Rapporto Luiss per costruire un circuito di generazione di Classe Dirigente indica, prioritariamente, alcuni ambiti di impegno:
– creare un linguaggio comune: interpretando soprattutto il Paese reale e guardando alla vitalità del nuovo e delle minoranze più dinamiche emergenti (imprese, città, territori, gruppi professionali);
– coltivare “cenacoli”: per cogliere i fermenti nuovi che nascono e per diffondere nuova cultura di classe dirigente, basata sull’attenzione per l’interesse collettivo e al cui interno si confrontino la classe dirigente attuale e quella futura, in un ricambio fisiologico;
– lavorare sulle fratture: per recuperare la dimensione del merito, che implica una saldatura tra governanti e governati, dirigenza e intendenza, professori e studenti (e soprattutto famiglie), al fine di aggirare le logiche di cooptazione da ceti ristretti e sciogliere l’iceberg della mobilità sociale bloccata.
– fare esercizio di generosità: pensando cioè a lungo termine, accettando di lavorare per la propria stessa potenziale sostituzione e declinando quindi l’interesse generale rispetto al proprio interesse particolare.
Curatori scientifici del Rapporto sono stati per la Luiss, insieme a Pier Luigi Celli e Massimo Egidi, Dario Antiseri e Raffaele De Mucci; per l’Università di Bologna Massimo Bergami; per l’Università Politecnica delle Marche Carlo Carboni e per Ermeneia Nadio Delai (coordinatore).
Guido Carli

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