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6 marzo 2007

All’Università degli Studi di Verona cresce la componente femminile

L’Università di Verona si tinge sempre più di rosa, sia tra i banchi che tra le cattedre. Dal 2004 le studentesse sono passate da 5.07
L’Università di Verona si tinge sempre più di rosa, sia tra i banchi che tra le cattedre. Dal 2004 le studentesse sono passate da 5.077 a 14.100, il doppio dei colleghi studenti che da 3.828 si fermano nel 2006 a 7.509. Protagoniste soprattutto nella facoltà di Scienze della Formazione dove le iscrizioni hanno sfiorato quota 3.000, l’88,5% del totale di studenti della facoltà. Seguono Medicina e Chirurgia con 2.480, Lingue e Letterature Straniere con 2.360, Economia in cui le donne rappresentano il 51% degli universitari con 2.182 presenze e Giurisprudenza con 1.200 iscritte. Chiudono le facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali con 384 e Scienze Motorie dove le universitarie sono 326. E’ boom anche per le laureate: da una statistica condotta dall’ateneo veronese risulta che nell’anno 2006 si sono laureate 2.331 donne, 1257 in più degli uomini che hanno conseguito il diploma di laurea. Per quanto riguarda gli studenti stranieri che frequentano l’ateneo grazie al programma Erasmus il dato è significativo: 417 donne contro i 154 studenti maschi. Un dato contrario rispetto al 2005 che vedeva 216 studenti contro 151 studentesse.
Una tendenza positiva si registra anche dall’altra parte della cattedra: la percentuale femminile sul totale docenti è del 33%, dove si supera di poco il dato nazionale che vede le docenti ordinarie e associate fermarsi al 32%. A Verona però sono aumentate le professoresse ordinarie con la loro presenza fissa e stabile, il 20% rispetto al 17% nazionale. Per quanto riguarda il campo della ricerca, le donne si distinguono rispetto agli uomini soprattutto alla facoltà di Lingue e Letterature straniere dove sono 53 tra docenti e ricercatrici.
Non si tratta di un vero e proprio traguardo ma qualche timido segnale già si vede: a Scienze della Formazione le docenti e le ricercatrici sono 26, mentre a Scienze Motorie si fermano a 7.

Situazione più positiva per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo dove prevale la componente femminile, pari al 6’% del totale. Ma il divario uomo-donna aumenta in maniera esponenziale quando si analizzano nel dettaglio i ruoli ricoperti. Infatti più si sale nelle posizioni di responsabilità e meno il peso femminile si fa sentire visto che non più del 15% delle donne riesce ad avere un ruolo dirigenziale. Una tendenza nazionale dato che sono solo due le donne rettore su 77 membri della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, cioè il 2,6% contro il 25% della Francia.
“I dati sulla presenza femminile all’Università di Verona sono simili a quelli nazionali, anche se in alcuni campi siamo in una situazione migliore, soprattutto per quanto riguarda le ricercatrici che fanno ben sperare per il futuro”, spiega Elda Baggio, delegata del rettore alle Pari Opportunità e professoressa associata di Scienze Chirurgiche dell’ateneo scaligero. “Però una così grande sproporzione numerica tra uomini e donne presente nell’ambito lavorativo universitario, a fronte del numero sempre più alto di donne iscritte e laureate, dovrebbe far pensare. La creazione di un progetto nazionale, già presente in università prestigiose come Harvard e Cambridge, sarebbe utile per il riequilibrio delle quote rosa all’interno degli atenei”.

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