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3 marzo 2007

I diari del duce: e’ scontro tra gli studiosi

E’ dalla caduta del Fascismo che, periodicamente, qualcuno se ne esce proclamando di aver ritrovato i diari di Mussolini. Hanno cominciato le sorell
E’ dalla caduta del Fascismo che, periodicamente, qualcuno se ne esce proclamando di aver ritrovato i diari di Mussolini. Hanno cominciato le sorelle Panvini nel ’57, che rifilarono alla Mondadori dei pregiati “falsi” pagati a suon di milioni; nel ’67 alcuni emissari inglesi portarono all’editore Rizzoli delle agende della Croce Rossa con, presumibilmente, le annotazioni di Mussolini; negli anni ’80 spuntarono i diari di Hitler e nel ’94 sul “Sunday Telegraph” vennero pubblicati alcuni brani tratti dai presunti diari del Duce redatti, ancora una volta, su agende della Croce Rossa. Di agende della Croce Rossa si tratterebbe, secondo il senatore Marcello Dell’Utri, anche nel caso di un non meglio noto figlio di un partigiano che, venuto in possesso degli scritti autografi di Mussolini relativi agli anni 1935-1939, li avrebbe depositati presso un notaio svizzero.
Gli storici si dividono tra gli “speranzosi”, che credono fermamente nell’esistenza di questi diari e nella loro prossima riscoperta a partire dagli esemplari in loro possesso, e i cosiddetti “scettici”, convinti della falsità delle copie esistenti. Giovanni Sabbatucci, docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, appartiene a questa seconda corrente; quello che contesta è anzitutto il lasso di tempo che ci divide dalla morte di Mussolini, sessant’anni in cui non ci sarebbe stato motivo di tenere nascosti i diari. In secondo luogo, Sabbatucci giudica davvero poco credibile il contenuto dei presunti diari, quelli di provenienza inglese, in cui Mussolini si mostra aspramente critico nei confronti di Hitler proprio all’indomani della firma del Patto d’Acciaio. Per Sabbatucci questi scritti sono opera di qualcuno che aveva “un chiaro intento apologetico”. Più cauto invece il giudizio di Eugenio Di Rienzo, professore di Storia moderna alla facoltà di Scienze Politiche della Sapienza: anche se si trattasse di un falso, osserva, deve pur basarsi su qualcosa di vero. E in particolare, “la riottosità a entrare in guerra era molto diffusa in tutta la nomenklatura fascista”.
Più articolata l’analisi di Francesco Perfetti, direttore della rivista “Nuova Storia Contemporanea”, che parte da tre considerazioni: in primo luogo la certezza dell’esistenza dei diari di Mussolini, di cui sarebbe prova una pagina regalata a Giorgio Pini, caporedattore del popolo d’Italia, e una regalata al figlio Romano, per commemorare la sua nascita; in secondo luogo, “il fatto che si parli solo di cinque agende -e dunque non di materiale che copre tutti gli anni del regime, ndr- rende più plausibile la circostanza”. Una terza osservazione è strettamente legata al contenuto dei presunti diari in realtà, secondo Perfetti, congruente se si pensa al reale clima di allora (la contrarietà alla guerra, l’elogio di Pio XI, l’ostilità nei confronti del gerarca Achille Starace).
Perfetti non nega che dietro queste copie ci sia anche una volontà ‘affaristica’, ma, aggiunge, è difficile che “i proventi delle vendite di un simile diario, ammesso che sia autentico, possano compensare i costi delle perizie”, calligrafiche, del materiale, dei fatti narrati.
Un mistero della storiografia contemporanea che, al pari di quello sul presunto carteggio tra Mussolini e Churchill, sembra ancora lontano dall’essere svelato.

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