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21 marzo 2007

Mussi: No al numero chiuso

I corsi di laurea a numero chiuso, a parte quelli stabiliti per legge (medicina e chirurgia, medicina veterinaria, architettura e ingegneria), son

I corsi di laurea a numero chiuso, a parte quelli stabiliti per legge (medicina e chirurgia, medicina veterinaria, architettura e ingegneria), sono anticostituzionali. Così ha dichiarato il ministro dell’istruzione Mussi, ribadendo la politica dell’Unione volta ad una drastica diminuzione dell’accesso universitario secondo questa modalità: “Ogni limitazione del numero degli accessi al di fuori delle fattispecie indicate dalla legge costituisce un’ingiustificata limitazione del diritto allo studio garantito dall’articolo 34 della Costituzione.”
Anche il presidente della CRUI, l’associazione dei Rettori delle università italiane statali e non statali, Guido Trombetti, si era rivelato contrario all’accesso programmato, presupponendo che tale politica delle università fosse dettata dall’impossibilità di garantire servizi adeguati a tutti gli iscritti. Il Ministro sembra invece puntare su una questione di principio. Ma l’articolo 34, a ben vedere, recita così: “La scuola è aperta a tutti. (…) I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”
Forse che il criterio di selezione si basa sul reddito dei canditati? Non sarà che invece, per garantire un buon livello dei corsi del proprio ateneo (impresa ardua attualmente) l’università deve operare una cernita tra chi possiede le dovute conoscenze e chi no? La diffusa e disarmante mediocrità deriva dall’arrogante pretesa del diritto di frequentare l’università senza studiare, come se la meritocrazia fosse un principio elitario e non democratico.

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