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25 marzo 2007

“Professori esterni, anche all’Unile sono molti”

Il Ministro Mussi pochi giorni fa li ha definiti : “lo zoccolo duro delle Università”. Senza il loro importante contributo molti rettori sa

Il Ministro Mussi pochi giorni fa li ha definiti : “lo zoccolo duro delle Università”. Senza il loro importante contributo molti rettori sarebbero costretti a chiudere gli atenei e molti studenti non potrebbero realizzare il proprio obiettivo: la laurea. Eppure dalla prossima tornata accademica la figura dei docenti a contratto sarà destinata a ridursi radicalmente. Lo prevede infatti il decreto approvato qualche giorno fa che stabilisce una soglia molto limitata all’utilizzo dei “prof” esterni: il 50% del personale docente utilizzato per l’insegnamento delle materie deve essere di ruolo. Alt quindi ai contratti al personale esterno, a esperti e professionisti vari che le Università ingaggiano con un incarico a pochi euro. Un fenomeno che negli ultimi anni ha fatto registrare un vero e proprio boom dato che i docenti a contratto hanno quasi raggiunto il numero dei professori ordinari e associati.
Secondo le cifre nazionali raccolte dal Ministero dell’Università, sono stati quasi cinquantamila i docenti esterni a cui è stata affidata la titolarità di un insegnamento; per un anno hanno svolto le funzioni di un docente ufficiale, tenendo lezioni, ricevendo gli studenti e conducendo sessioni di laurea. Tutto ciò in cambio di appena mille euro l’anno.
Questo fenomeno ha contagiato, oltre che gli atenei più importanti, anche le Università più piccole, dove c’è stato un ribaltamento della realtà. L’Università di Lecce, come altri atenei minori in Italia, ha ingaggiato quest’anno, su seicentoottantuno docenti di varia fascia, centoventi docenti cosiddetti “straordinari”, che sul totale ammontano all’incirca al 18%.
La causa? Questioni di bilancio: “i professoroni” costano troppo, i prof esterni, esercitando molto spesso un’altra professione, si accontentano, per così dire, di cifre non molte considerevoli. Un altro motivo, oltre a quello economico, è da identificarsi nel fatto che le Università della fascia tipo quella di Lecce, negli ultimi cinque anni hanno allargato la propria offerta formativa, cosicché, per tenere a bada i bilanci, si sono rivolti agli esterni. Una tendenza che si scontra con le ultime decisioni del Ministro; il vero rischio degli atenei sarà, che se si dovranno tagliare i prof a contratto, si dovranno anche compromettere i già tremanti bilanci delle Università; per mantenere inalterata l’offerta formativa, come faranno questi atenei a sostituire i contrattisti? Ai rettori l’ardua sentenza?

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