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25 marzo 2007

Taglio ai professori sotto contratto

Una delle strategie che le università italiane hanno adottato per fronteggiare i seri problemi di budget che ultimamente si stanno ulterior

Una delle strategie che le università italiane hanno adottato per fronteggiare i seri problemi di budget che ultimamente si stanno ulteriormente aggravando è data dal ricorso ai professori che vengono assunti a contratto e non di ruolo. La differenza tra i due tipi di assunzione è rilevante soprattutto in termini di retribuzione, infatti gli insegnanti che accettano di essere assunti sotto contratto nella maggioranza dei casi sono già in possesso di un lavoro il che permette loro di accontentarsi di un compenso nettamente più basso. In molte università la moda è affidare alcuni moduli o addirittura interi corsi a professori esterni assunti a contratto e in alcune di queste quest’ultimi risultano addirittura la metà dei docenti coinvolti negli insegnamenti, ad esempio: l’Università di Bologna conta 2744 contrattisti, la cattolica di Milano 2706 e quella di Pavia 2124.
La situazione che aveva, per quanto possibile, trovato un equilibrio e che ora si è ulteriormente complicata con il taglio dei fondi e dei contrattisti stabilito dal decreto Mussi, avrà bisogno di una nuova invenzione dei rettori per garantire un certo livello di istruzione ai nostri laureati.

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