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13 marzo 2007

Trento: Scuola e Università, si apre il confronto

Aumento dei diplomati che proseguono gli studi all’Università, preparazione spesso non adeguata all’indirizzo di studi prescelto, calo di int
Aumento dei diplomati che proseguono gli studi all’Università, preparazione spesso non adeguata all’indirizzo di studi prescelto, calo di interesse nei confronti delle discipline scientifiche, necessità di migliorare la conoscenza della matematica e della lingua inglese: sono molte le questioni all’ordine del giorno in Italia, ma anche nella nostra provincia, nel rapporto tra domanda e offerta di istruzione. Temi che richiedono un confronto sempre più serrato e costante anche a livello provinciale tra università e sistema scolastico.
Per avviare un dibattito costruttivo sulle decisioni importanti che dovranno essere prese nel prossimo futuro nel settore della formazione e dell’insegnamento si è svolto questa mattina in Rettorato un incontro tra il Senato accademico dell’Ateneo e i rappresentanti della Provincia autonoma di Trento. All’incontro di oggi erano presenti, per la Provincia, il presidente Lorenzo Dellai, e l’assessore Tiziano Salvaterra, accompagnati dai dirigenti e dai tecnici del settore Istruzione e dell’Iprase, mentre per l’Ateneo, insieme al rettore Davide Bassi, al prorettore Carlo Buzzi e al direttore generale hanno partecipato i presidi delle sette facoltà. Al centro del confronto l’analisi di possibili sviluppi della collaborazione, già peraltro attiva e collaudata, tra scuola e università, anche alla luce dei cambiamenti ordinamentali della scuola secondaria superiore e dell’attuazione della legge provinciale 5/2006.
In apertura Dellai, dopo avere sottolineato l’importanza dell’incontro, anche a fronte degli ampi poteri che l’Autonomia speciale riconosce al Trentino in questo campo, ha posto l’accento fra l’altro sul tema della formazione degli insegnanti, con riferimento anche al “nuovo corso” apertosi all’Iprase e sull’ipotesi di creazione di un centro di competenza a Rovereto con funzioni che vadano dalla ricerca sui temi della didattica alla formazione continua e alla valutazione di curricula e preparazione degli insegnanti.
Temi ripresi anche dall’assessore Salvaterra, che ha espresso tre ordini di priorità: le azioni rivolte agli studenti (orientamento, diritto allo studio, percorsi di preparazione che favoriscano il passaggio da un ciclo formativo all’altro); le azioni rivolte agli insegnanti (motivazione, ingresso alla professione, valorizzazione delle competenze, formazione permanente); le azioni rivolte infine al sistema nel suo complesso (potenziamento dell’alta formazione, rivolta soprattutto ai quadri intermedi, sviluppo di strumenti di comunicazione congiunta, ruolo dell’Iprase).
Dall’incontro di oggi è emersa la necessità di unire le forze e aumentare la sinergia a livello territoriale per fare fronte ad alcune criticità che riguardano, in particolare, il passaggio tra il mondo della scuola e l’università, la formazione degli insegnanti e la valorizzazione dei “talenti naturali” (pur senza perdere di vista l’obiettivo dell’equità). Un’esigenza che appare oggi ancora più pressante in vista dei recenti provvedimenti approvati dal Consiglio dei Ministri relativi all’organizzazione scolastica superiore.
Molte le ipotesi emerse nel corso della discussione. Per far fronte al calo delle vocazioni nel campo scientifico e tecnologico (sia tra gli studenti, che fra i docenti), è stato proposto ad esempio di istituire particolari forme di contratti temporanei (della durata di qualche anno) da attribuire a giovani ricercatori o a brillanti laureati. Questa misura potrebbe contribuire a rinsaldare il rapporto tra Ateneo e mondo della scuola, aiutando a risolvere la carenza cronica di docenti preparati soprattutto nelle discipline scientifiche. Per certificare la preparazione degli studenti migliori, in aggiunta all’esame di maturità, potrebbe inoltre essere introdotta una “patente”, vale a dire un certificato rilasciato da un’apposita commissione in cui siano presenti anche docenti universitari in alcune specifiche discipline. “Accompagnare i talenti migliori e non abbandonarli ad un sistema che non sa valorizzarli – ha ribadito in questo senso il rettore Bassi – deve esser una priorità. Ecco perché in Ateneo già molte facoltà si sono attivate per affiancare ai corsi tradizionali dei percorsi dal taglio innovativo e altamente qualificante rivolti soltanto agli studenti più promettenti.”
Si è parlato anche di motivazione degli insegnanti, il cui percorso di preparazione all’insegnamento è oggi in Italia troppo lungo (laurea breve triennale più biennio di specializzazione, più un anno di tirocinio, dopodiché si apre il lunghissimo periodo del precariato; anche in Trentino, quindi, gli insegnanti diventano di ruolo mediamente ad un’età compresa fra i 39 e i 42 anni). Anche su questo terreno le proposte sono diverse, ma l’obiettivo è condiviso: premiare la qualità facendo sì al tempo stesso che si possa abbassare considerevolmente l’età in cui l’insegnante accede alla cattedra, similmente a quanto sta avvenendo in altri paesi europei.
Gli spunti emersi dal confronto di oggi saranno ripresi in occasione di un convegno dedicato proprio a queste tematiche che sarà organizzato dal Centro Scuola Università della Provincia autonoma di Trento a maggio.

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