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1 marzo 2007

Unimore: considerazioni climatiche e curiosità

Dall’autunno caldo alla primavera calda, senza passare per l’inverno! L’Osservatorio Geofisico del dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’A
Dall’autunno caldo alla primavera calda, senza passare per l’inverno! L’Osservatorio Geofisico del dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha registrato a meno di 20 anni di distanza il bis delle storiche siccità della fine anni 1980. Inverno senza neve in pianura e molto avaro di manto bianco anche in montagna. A causa del frequente sereno, “record” anche di energia ricevuta dal sole. Ormai anche il riscaldamento locale è “inequivocabile”.

Il passaggio dal 2006 al 2007 potrebbe essere ricordato come “l’anno senza inverno”: le temperature eccezionalmente miti e la totale assenza di neve in pianura, infatti, fanno assomigliare il trimestre dicembre – febbraio, che la meteorologia considera stagione invernale, più ad un lungo autunno con tratti primaverili, che un inverno vero e proprio. Si archivia così per gli esperti, da quando (1830) l’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia effettua misure, il più mite degli inverni, ovvero una stagione mancata sotto tutti i punti di vista.

Temperature: l’ “inverno” 2006/2007 si è inserito al primo posto nella graduatoria dei più caldi inverni modenesi, con 7.5°C di temperatura media si colloca ben 4.3°C oltre il valore medio di tutta la serie storica, che è di 3.2°C. Superato di quasi un grado il record precedente: 6.6°C registrati nell’inverno 1997-98. Mite, anche il recente inverno 2000/2001 con 6.4°C. Il 1987-88 (5.4°C), che passò alla cronaca come un inverno “mancato”, il primo della lunga serie di inverni miti collocati tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, fu di ben 2.1°C “più freddo” dell’attuale. E il 1882/83, che anche allora fece notizia come “inverno mancato” con i suoi +4.5°C farebbe rabbrividire rispetto ad oggi.

Piogge: oltre che mite, l’inverno trascorso, è stato pure siccitoso. Rispetto ai 122.6 mm della media climatica le piogge sono state scarse un po’ su tutto il territorio, in particolare all’Osservatorio Geofisico Universitario di Modena si sono avuti solo calcolati appena 55 mm in tutto l’inverno: un valore di poco superiore alle storiche siccità degli inverni 1988/1989 (44.6 mm) e 1989/90 (24 mm). “Anche queste – segnalano gli esperti meteorologi Luca Lombroso e Salvatore Quattrocchi del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – primo segnale di allarme in città del cambiamento climatico”.

Neve: l’inverno 2006/2007 sarà ricordato (a meno di nevicate tardive, peraltro al momento non previste) dai modenesi anche come un inverno senza neve in pianura. Invero non è la prima volta che capita un inverno senza neve misurabile. Infatti, l’ultima fu nel 1994/95 e più indietro nel 1974/75. “E’ tuttavia da considerare un’altra anomalia – proseguono Luca Lombroso e Salvatore Quattrocchi – il fatto che a due inverni molto nevosi ne segua uno completamente senza neve. E comunque la nevosità media è in calo sia in pianura che montagna”.

Il soleggiamento: un altro record è quello dell’energia proveniente dal sole, misurata all’Osservatorio Geofisico Universitario di Modena, tramite appositi strumenti, in circa 560 MJ/m2 (megaJoule per metro quadrato, pari a 155 kWh/m2) complessivi nei tre mesi invernali. Si tratta anche in questo caso di uno dei valori più alti mai registrati. “Importante sottolineare – commentano gli esperti Luca Lombroso e Salvatore Quattrocchi – che non è cambiato il sole, ma la causa di tanta energia è nei tanti giorni sereni di questo inverno. Quanto meno, questa anomalia potrebbe sicuramente essere meglio sfruttata come fonte di energia per svincolarci dai combustibili fossili”.

Le previsioni

Scarne di novità le previsioni a breve e medio termine per il modenese e reggiano nei prossimi giorni e fino ai primi di marzo: sereno-variabile e mite, spesso ventoso in montagna; brevi fasi con nubi più fitte attorno a venerdì, ma con fenomeni piovosi scarsi e irregolari. Per ora non sono in vista né grandi piogge né colpi di coda dell’inverno.

Cause e considerazioni finali

Gli esperti dell’Osservatorio Geofisico Universitario di Modena distinguono due cause di questo ennesimo record. Una causa che si può definire contingente e meteorologica: per quasi tutto il trimestre invernale si sono avute situazioni meteorologiche estive (anticiclone subtropicale proteso verso il mediterraneo), autunnali (flussi miti a tratti umidi, da occidente o da sudovest) o primaverili (veloci passaggi di saccature atlantiche). Praticamente assenti le situazioni meteorologiche invernali, in particolare le irruzioni di aria fredda.

L’altra causa è, invece, imputabile al cambiamento climatico globale ormai definito “inequivocabile” dalla comunità scientifica. E come è “inequivocabile” che si scalda l’intero pianeta, è “inequivocabile” il riscaldamento registrato all’Osservatorio Geofisico Universitario di Modena. Il bis dell’estate 2003 si è verificato per ora, e per fortuna, non in estate, ma nell’autunno 2006. L’inverno 2006/07 è il tris. “Speriamo ora – aggiungono ironicamente i meteorologi – di non fare poker!”

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