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29 marzo 2007

Unimore: Egnatia

Gli studenti dell’Associazione studentesca albanese “Egnatia” dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ricordano il sedic

Gli studenti dell’Associazione studentesca albanese “Egnatia” dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ricordano il sedicesimo anniversario dell’insediamento della comunità albanese in Emilia Romagna. Un convegno sabato 31 marzo 2007 a Modena vedrà la significativa presenza anche delle rappresentanze diplomatiche del Paese balcanico in Italia.

La comunità albanese presente a Modena ha 16 anni e gli studenti universitari dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia provenienti dal Paese balcanico, che si raccolgono attorno all’Associazione “Egnatia” ricorderanno la circostanza organizzando un convegno su “La comunità albanese in Emilia Romagna al suo 16° anniversario dell’inserimento”, patrocinato anche dalla Provincia e dal Comune di Modena.

La comunità albanese ufficiale nella Provincia di Modena è una realtà numerosa, composta da circa 5.000 cittadini, oltre 250 dei quali sono studenti iscritti all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. E’ questa numerosa e composita presenza, eterogenea – spesso – anche per radici culturali e religiose ad avere alimentato tra i giovani dell’Ateneo emiliano il desiderio di confrontarsi con la città che li ospita e di farsi conoscere, dando vita all’organizzazione di questa giornata, durante il quale si parlerà certamente del fenomeno dell’immigrazione albanese, ma si proporranno anche impegni per collaborazioni efficienti, affinché la comunità sia accompagnata dalle istituzioni del loro Paese e italiane a partecipare a processi concreti di integrazione.

L’appuntamento sabato 31 marzo 2007 alle ore 16.00 si terrà presso la Camera di Commercio (via Ganaceto, 134) a Modena e vi parteciperanno il Pro Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Rodolfo Cecchi, l’Assessore al lavoro, Politiche per l’immigrazione e l’emigrazione della Provincia di Modena Gianni Cavicchioli, il Console generale albanese di Milano Spartak Topollaj, il Vice Ambasciatore Albanese in Italia Ilir Tepelena, il sociologo giornalista Rando Devole, che presenterà il suo ultimo libro “Immigrazione albanese in Italia”, i proff. Claudio Baraldi e Gian Paolo Caselli dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Chiuderà la giornata il Direttore di “Boita Shqiptare”, il giornale degli albanesi in Italia, Roland Seiko.

Il convegno è il frutto del grande impegno della Associazione “Egnatia”, che da anni è impegnata nel sociale con l’intento di offrire studi approfonditi, punti di incontro e scambio culturale per promuovere la diffusione e la conoscenza della cultura albanese nel territorio emiliano.

“Gli organizzatori – afferma Olti Buzi rappresentante dell’Associazione studentesca albanese – sono i ragazzi di . Un’ associazione che è nata da studenti dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia quattro anni fa, nel 2002, e che subito si è trasformata in una vera e propria associazione e movimento intellettuale, avendo le sue radici nel ambito universitario. Le attività primarie erano quelle alla guida e rappresentanza della comunità, sempre crescente, di studenti albanesi. Poi l’area di attività, tra collaborazioni con le istituzioni e altre associazioni, si è allargata comprendendo sempre più ambiti di intervento e creando nuovi spazi di collaborazione sociale, promozione culturale e impegno civile. Ormai è registrata e riconosciuta come associazione nell’Albo delle associazioni universitarie, oltre che in quello delle associazioni comunali e provinciali”.

“I processi migratori – spiega il prof. Claudio Baraldi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – comportano contatti interculturali che producono spesso forme di etnocentrismo, che variano dalla produzione di stereotipi alla formulazione di pregiudizi, fino alle forme aperte di razzismo. Per ovviare a questo tipo di reazioni la letteratura specializzata consiglia di sperimentare nuove forme di comunicazione transculturale, mentre ci si interroga, sia sull’integrazione sociale delle minoranze etniche e culturali, sia sull’ibridazione culturale
apportata in modo diretto ed indiretto da tali minoranze, che è visibile in un cambiamento sia della comunicazione quotidiana, sia delle istituzioni che entrano in contatto con i gruppi minoritari. Gli
interrogativi aperti, per tutte le comunità, inclusa quella albanese, su cui è importante aprire un dibattito, riguardano la plausibilità e i significati della comunicazione transculturale,
dell’integrazione e dell’ibridazione, soprattutto attraverso la partecipazione attiva della comunità stessa”.

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