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27 marzo 2007

Università e precariato: il caso “Orientale”

Che i docenti universitari non godano di una buona fama, questo è un fatto ribadito dalle continue lamentele del corpo studentesco: baronie, diChe i docenti universitari non godano di una buona fama, questo è un fatto ribadito dalle continue lamentele del corpo studentesco: baronie, disorganizzazione, arroganza, sono solo alcuni dei tanti comportamenti criticati e condannati da tutti.
In una situazione simile sarebbe però scorretto, non tenere conto dell’altra metà del corpo docente, fatto da persone serie, con contratti a termine che vanno avanti senza nessuna minima garanzia per il futuro.
La trasformazione dell’università in una S.p.a su modello anglosassone sta dando dei risultati disastrosi, talmente imbarazzanti da avere risvolti grotteschi.
Il mondo dei ricercatori italiani o docenti con contratto a termine, oltre ad avere ripercussioni negative sui diretti interessati, che dopo aver passato una vita di studi, non riescono nemmeno a vedere il riconoscimento non solo economico ma sociale di ciò che è stato svolto, ha ricadute negative anche sul corpo studentesco.
Il caso da prendere in esame questa volte, ma ovviamente non è il solo, è quello dell’Università Orientale di Napoli.
L’Ateneo è composto da un numero elevato di docenti con contratto a termine, cosicché facilmente ogni anno ci si ritrova con professori differenti, e non per una legittima rotazione delle cattedre quanto, per esigenze di budget, che vedono contratti in scadenza in pieno Luglio e spesso ci si trova con sessioni di esame cancellate poiché il professore non è stato pagato.
Fin qui la cosa sarebbe ancora accettabile o quantomeno tollerabile ma non finisce qui.
Infatti il rinnovo di un contratto non essendo automatico determina non solo il cambio del docente, quando lo si assume, ma addirittura l’assunzione di un docente differente anche nella materia.
Può tranquillamente capitare di trovarsi preparati per un esame che semplicemente, non esiste più, cancellato anche quello da esigenze di budget.
Per onestà va detto che le materie in questione non sono quelle di indirizzo ciò non toglie che il disservizio è decisamente difficilmente sostenibile.
Sembra che negli ultimi tempi ci sia una reale intenzione di riportare l’ateneo alla “normalità”, resta il fatto che tutto ciò che nelle università italiana non funzione ricade inesorabilmente su noi studenti.

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