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19 giugno 2007

Università Americana del Cairo, polemica sul velo

Dopo l’11 settembre qualcuno ha iniziato a parlare di “scontro di civiltà” tra la cultura capitalista occidentale e quella islamica orientale
Dopo l’11 settembre qualcuno ha iniziato a parlare di “scontro di civiltà” tra la cultura capitalista occidentale e quella islamica orientale. Altri invece, non fidandosi della controversa tesi di Samuel Huntington, hanno sì creduto a questo fantomatico “scontro”, ma all’interno dello stesso mondo islamico (tra moderati e integralisti). Così, nel giro di pochi anni, alcune dispute di natura ideologico-religiosa, riguardanti ad esempio la libertà di poter indossare i simboli del proprio credo nei luoghi pubblici, hanno imperversato sempre più nelle nostre società secolarizzate. Università comprese. Da ultima in ordine di tempo, a riaccendere le polemiche mai sopite sulla legittimità o meno di indossare il niqab (il velo che lascia scoperti gli occhi) o il Hijab (che copre solo il capo), è stata una delibera dello scorso 9 giugno del Tribunale per l’Unificazione dei Principi, facente parte della Corte Suprema Amministrativa egiziana. A seguito infatti di una causa già avviata nel 2001 dalla ricercatrice Iman Al-Zainy – cui era stato impedito l’ingresso nella biblioteca universitaria poiché indossava il niqab – la sentenza della Corte ha deciso che l’Università Americana del Cairo non potrà impedire l’accesso alle donne coperte dal velo, in quanto sarebbe lesivo delle loro libertà civili e religiose. D’altra parte, però, come ha sottolineato Hossam Baghat, l’avvocato che ha difeso la studentessa, “Al-Zainy non si è rifiutata di mostrare il volto all’entrata del campus per ragioni di sicurezza”. Come dire: ad ognuno la propria libertà.

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