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21 giugno 2007

Verona: tecnica chirurgica di rimozione del tumore del pancreas

L’Università di Verona dichiara guerra al cancro del pancreas. Esiste una tecnica, ancora poco diffusa, sviluppata da due chirurghi veronesi a L’Università di Verona dichiara guerra al cancro del pancreas. Esiste una tecnica, ancora poco diffusa, sviluppata da due chirurghi veronesi a partire dagli anni Ottanta, che consente la preservazione del pancreas e delle sue funzioni e abbassa notevolmente i rischi di complicazioni per il paziente. Recentemente Calogero Iacono, professore di Chirurgia dell’Università degli Studi di Verona, si è adoperato affinché questo metodo raggiunga la meritata diffusione, pubblicando per la Società per la Chirurgia del Tratto Alimentare un articolo che la descrive in dettaglio.
“Il cancro del pancreas – spiega il professor Iacono – è una delle forme tumorali più pericolose e diffuse, ma per fortuna in alcune sue manifestazioni è operabile chirurgicamente. Una simile operazione, però, è altamente rischiosa e comporta il pericolo che il paziente non riacquisti la completa funzionalità dell’apparato digestivo”.
La nuova tecnica, chiamata Pancreatectomia Centrale, permette di intervenire sul tratto centrale del pancreas senza danneggiare altri organi del tratto alto-digestivo dell’apparato digerente. È in questo modo possibile eliminare senza gravi traumi tumori benigni e di bassa malignità. La tecnica è stata applicata per la prima volta nel 1982 dal professor Dagradi, direttore fino al 1992 della Clinica Chirurgica di Borgo Roma, a Verona, e il professor Serio, direttore del reparto di Chirurgia del Policlinico, sempre a Borgo Roma, fino al 1995.
Prima dell’attuazione di questo metodo, le due tecniche già note, che prevedevano un intervento alla sinistra o alla destra del pancreas, lasciavano l’organo privato della sua piena funzionalità. C’era infatti una probabilità molto elevata che il paziente presentasse dopo l’operazione una grave insufficienza digestiva, che lo avrebbe costretto ad avvalersi di medicinali per tutta la vita per sostenere l’organismo nelle sue funzioni alimentari. Un altro grave pericolo era che l’apparato digestivo, danneggiato dall’operazione di rimozione del tumore, si riavesse dall’intervento con una forma diabetica, non potendo più nelle sue nuove condizioni sintetizzare tutte le sostanze che compongono la normale alimentazione delle persone. Con la pancreatectomia centrale entrambi questi rischi sono stati quasi azzerati.
Tale metodo chirurgico non gode ancora della diffusione che i benefici da esso derivati gli dovrebbero avvalere. In parte, ciò è dovuto al fatto che la tecnica richiede la mano di un chirurgo esperto negli interventi al pancreas. In altra misura, invece, le cause sono da ricercare nelle perplessità suscitate in alcuni ambienti scientifici. “Accade spesso in campo accademico – precisa il professor Iacono – che alcune élites ostacolino la diffusione di nuove tecniche finché non trovano sostegno nel loro interno. Eppure i dati dell’applicazione dell’intervento di Pancreatite Centrale parlano chiaro. Tutti coloro che presentano un tumore benigno o di bassa malignità dovrebbero poter ricorrere a tale operazione per ridurre al minimo i rischi di eventuali complicazioni.”

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