• Google+
  • Commenta
17 luglio 2007

Federico II: scoperti nuovi farmaci antitumorali

La prima Università degli Studi di Napoli, ovvero la Federico II, è ritenuta una delle migliori in Italia. E anche all’estero. Questo siLa prima Università degli Studi di Napoli, ovvero la Federico II, è ritenuta una delle migliori in Italia. E anche all’estero. Questo si sa. Ma non si pensi che ciò è dovuto esclusivamente alla sua antica tradizione. Molti sono i fattori che contribuiscono ad aumentarne il prestigio, e tra questi non manca di certo il continuo impegno profuso nella ricerca ottenendo grandi successi. Ultimo, in ordine cronologico, la scoperta di nuovi farmaci antitumorali capaci di bloccare la crescita di alcuni tumori. La ricerca è stata promossa e sviluppata dal Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia molecolare dell’ateneo napoletano, e coordinata dal direttore dello stesso, il professore Giampaolo Tortora. Lo studio, pubblicato anche sulla nota rivista Pnas (Proceedings of the national academy of the sciences), si è rivelato un grande passo avanti nella lotta contro il cancro. Ne è venuto fuori che gli “Tlr9 agonisti”, farmaci già utilizzati durante le chemioterapie, hanno la capacità di potenziare alcuni farmaci attualmente già in uso nei pazienti affetti da cancro. “Questi farmaci – spiega il direttore del dipartimento – inizialmente sono stati usati in maniera irrazionale con la chemioterapia. La nostra scoperta ci dice che questi farmaci interferiscono con l’angiogenesi, potenziano l’effetto di altri farmaci già usati dai pazienti affetti da cancro”. In pratica, associando gli Tlr9 con il bevacizumab (farmaco antitumorale già in uso), ne aumenterebbero l’efficacia dell’azione, riuscendo così a bloccare tumori dove gli altri trattamenti, fino ad oggi, non hanno avuto successo. Le prime fasi di sperimentazione inizieranno a partire dal prossimo mese di ottobre. I test verranno effettuati dapprima su pazienti affetti da cancro ai polmoni, e poi, in seguito, al colon. Intanto, il professore Tortora non mette da parte il suo grande ottimismo, e si lascia andare in un’altra dichiarazione: “Questo studio potrebbe risultare utile anche per i tumori della mammella, visti i buoni risultati preliminari già ottenuti”.

Google+
© Riproduzione Riservata