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31 luglio 2007

I maturati con lode a +25 nei test d’ingresso delle facoltà a numero chiuso

Facoltà a numero chiuso. Un po’ abuso, un po’ male necessario, comunque sempre più presenti nel panorama dell’università pubblicaFacoltà a numero chiuso. Un po’ abuso, un po’ male necessario, comunque sempre più presenti nel panorama dell’università pubblica italiana.
A disciplinare l’attribuzione dei punteggi di accesso a questi corsi di laurea, fino ad oggi una sommatoria, a discrezione di ogni singolo ateneo, tra voto di diploma e test scritto, arriva il decreto interministeriale Fioroni-Mussi, che obbliga le facoltà a tener conto del voto ottenuto alla maturità e dei risultati conseguiti nel triennio che la precede nel punteggio finale delle selezioni, dando ai diplomati con lode, vera novità dello scorso anno scolastico, una marcia in più.
Nello specifico il decreto prevede l’attribuzione fino ad un massimo di 80 punti per il test d’ingresso e fino a 25 punti in più sulla base del curriculum scolastico del candidato.
Per “fare 25” occorrerà avere un’ottima media negli scrutini finali degli ultimi tre anni di scuola, un eccellente voto di diploma (comunque non inferiore ad 80/100) e magari anche la lode.
Al fine di indirizzare i neo diplomati verso carriere universitarie attinenti al percorso di studi già intrapreso e coerenti con le loro inclinazioni personali, nella famosa “quota 25” rientreranno anche le votazioni finali, non inferiori agli otto decimi, conseguite nell’ultimo triennio nelle materie che hanno diretta attinenza col corso di laurea scelto.
Nelle speranze dei due ministri la mini riforma dovrebbe servire da un lato a organizzare in modo più chiaro e uniforme l’accesso alle facoltà a numero chiuso e dall’altro ad incentivare gli studenti, soprattutto i più bravi e meritevoli, ad intraprendere la carriera universitaria, in un Paese che continua ad essere, nonostante l’aumento dei laureati di primo livello, sotto la media europea come numero di dottori.

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