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4 luglio 2007

Lo scontro fra oriente e occidente agli albori della storia

“Perché ci odiano?”. Questo si chiedeva un attonito George W. Bush all’indomani dell’11 settembre 2001 quando il millenario scontro fra Oriente“Perché ci odiano?”. Questo si chiedeva un attonito George W. Bush all’indomani dell’11 settembre 2001 quando il millenario scontro fra Oriente e Occidente si ripropose all’attualità con tutta la sua brutale violenza. Uno scontro che è presupposto stesso della storia.
“Fuoco Persiano” è il titolo dell’ultimo libro dello storico Tom Holland (Il Saggiatore, pp. 448, €22); lo scontro di civiltà è riconducibile, secondo lo studioso, ad un periodo di molto antecedente alle Crociate, al cristianesimo, all’islam. Al V secolo a.C. per la precisione, al tempo delle guerre greco-persiane, raccontate dallo storico Erodoto nelle sue “Historiai”.
Secondo Holland, è possibile rintracciare nell’opera di Erodoto la risposta all’odio che divide Oriente e Occidente, incarnato nello scontro aramato fra Greci e Persiani, culture antitetiche e antagoniste, diversissime e inconciliabili. Una ricostruzione affascinante alla quale, però, si possono muovere più obiezioni: non se n’è risparmiate Lucianio Canfora, ordinario di Filologia Greca e Latina all’Università di Bari e firma autorevole della pagina culturale del “Corriere della Sera”.
La ricostruzione di Holland è brillante, ben fatta e ben narrata, ma, a giudizio di Canfora, eccessivamente ancorata alla “ferrea unilinearità” dell’antagonismo Oriente- Occidente; talmente ferrea che rischia di omettere dati importanti sulla realtà storica del tempo e sulla figura stessa dell’intellettuale Erodoto, assai meno ‘patriottico’ di quello che Holland vuole farci sembrare.
Erodoto era nativo di Alicarnasso, sulle coste dell’Asia Minore, al crocevia dunque fra quelli che Santo Mazzarino definì “i due Orienti”: quello microasiatico della Ionia, nel cui ambiente culturale il giovane storico verrà ben presto assorbito (soprattutto durante l’esilio nell’isola di Samo), e l’Oriente assiro-babilonese e poi persiano che, indirettamente, feconda la grecità. Quella fra Grecia e Persia non era una guerra culturale o di religione, elementi, anzi, per i quali i due paesi rivali nutrivano un profondo e reciproco rispetto. Erodoto stesso, nel proemio alla sua opera, espone chiaramente i motivi della sua ricerca: “Ecco l’esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso perché le imprese degli uomini non siano cancellate dal tempo, e le opere grandi e meravigliose sia dei Greci che dei Persiani non restino ingloriose”. Una sostanziale obiettività di fondo, dunque, che ha come unico fine la memoria e la gloria presso i posteri. Il razionalismo di Erodoto individua nei differenti sistemi politici una causa reale di diversità e di conflitto: da un lato il dispotismo orientale, centralizzato e assolutista, dall’altro la realtà della polis greca, la città-stato, dove un bel giorno nacque quella cosa meravigliosa che dovrebbe essere la democrazia. Le leggi contro la tirannia, come osservò Momigliano.
Tucidide, che un cinquantennio dopo, scriverà della “guerra del Peloponneso” nella quale a contrapporsi saranno due realtà interne al mondo greco, Atene e Sparta, con incredibile acume ne individuerà l’importanza maggiore rispetto al conflitto greco persiano: è quando si scatenano le lotte intestine che la storia entra davvero in crisi.
Ugualmente Canfora, scendendo nel tempo, osserva come anche al tempo di Roma, i più grandi e temibili antagonisti non erano i Parti dell’Oriente, ma i Germani che premevano dal nord Europa e che, di fatto, decreteranno la fine dell’Impero romano d’Occidente.
E’ innegabile che quello a cui ci troviamo di fronte oggi è uno scontro, politico, culturale e religioso a tutti gli effetti; quello che è meno chiaro è cosa si intende oggi per Oriente. “Una creazione retorica”, sostiene Canfora. E forse non a torto, tenendo conto che fino a vent’anni fa l’Oriente era tutto ciò che rientrava nella sfera d’influenza russa e comunista; oggi ce lo propinano come Islam.
Saggio il grande Edward Gibbon quando, due secoli fa, affermava: “La differenza fra Est e Ovest è arbitraria e si sposta intorno al globo”.

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