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9 luglio 2007

Meglio seguire “a distanza” che “in presenza”

Siete d’accordo anche voi che un basso rapporto docenti-studenti (in termini numerici) sia un’ottima carta da giocare, per i vari atenei, nel mare magSiete d’accordo anche voi che un basso rapporto docenti-studenti (in termini numerici) sia un’ottima carta da giocare, per i vari atenei, nel mare magnum della domanda di formazione accademica? Di certo, questa qualità, renderebbe più proficue le lezioni universitarie – spesso (almeno nelle università pubbliche) affollate all’inverosimile – permettendo così agli studenti di intrattenere rapporti più stretti con i propri professori. Anche per questo si consiglia sempre alle matricole di seguire assiduamente i corsi, per agevolare la comprensione della materia e, dunque, il superamento dell’esame. Ma lo sapevate però che, secondo una ricerca della Fondazione Crui sull’e-learning (la formazione attraverso Internet), si apprenderebbe meglio “a distanza” che “in presenza”? Un sondaggio parla chiaro: l’81% degli intervistati è convinto che le innovazioni tecnologiche aiutino (e non poco) la didattica, mentre il 91% pensa che si ottengano migliori risultati a seguire in e-learning piuttosto che in aula. Sarà davvero così?

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