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31 luglio 2007

Nuove scoperte alla Sapienza sulla diagnosi precoce del Parkinson

Una ricerca effettuata dall’università “La Sapienza”, in collaborazione con un gruppo di ricerca francese avrebbe individuato dei sintomi che aUna ricerca effettuata dall’università “La Sapienza”, in collaborazione con un gruppo di ricerca francese avrebbe individuato dei sintomi che anticipano il manifestarsi del morbo di Parkinson. È quanto emerge dallo studio intitolato “Spatial deficits in a mouse model of Parkinson disease” effettuato da un gruppo di ricercatori del centro di ricerca in Neurobiologia della Sapienza in collaborazione con un laboratorio del Cnrs francese e apparso online su Psychopharmacology.
La degenerazione neuronale legata al morbo di Parkinson, sostiene la ricerca, può essere riconosciuta tempestivamente rilevando alcuni deficit cognitivi, prima che si manifestino quelli motori. Un vero e proprio campanello d’allarme, dunque, che preavvisa sull’insorgere della malattia.
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che produce il progressivo decadimento dei neuroni che secernono dopamina situati nello striato, una zona della sottocorteccia cerebrale. La patologia si manifesta essenzialmente con delle problematiche nel controllo dei movimenti corporei. Tuttavia, grazie a fenomeni di adattamento cellulare, i disturbi motori compaiono quando ormai la degenerazione dei neuroni è quasi totale.
Questo studio, effettuato su un modello sperimentale comparabile alla patologia nell’essere umano, ha permesso invece di rilevare che anche quando la degenerazione dei neuroni dello striato è parziale si possono evidenziare deficit cognitivi, che anticipano il manifestarsi di quelli motori. La scoperta può avere interessanti implicazioni nell’identificazione precoce, attraverso test neuropsicologici di discriminazione visuo-spaziale, di una riduzione dei livelli di dopamina nello striato negli umani. Questo tipo di diagnosi precoce, attraverso l’identificazione neuropsicologica del deficit, se confermata da tecniche di visualizzazione cerebrale, permetterebbe un intervento terapeutico tempestivo mirato alla prevenzione piuttosto che alla cura della malattia.

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