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17 luglio 2007

Verona: un videogioco per visitare Castelvecchio

Castelvecchio in un videogioco: a proporlo un neo laureato dell’Università di Verona che con un’originale tesi di laurea ha ideato una visita tCastelvecchio in un videogioco: a proporlo un neo laureato dell’Università di Verona che con un’originale tesi di laurea ha ideato una visita tutta virtuale all’interno dell’antico castello trecentesco. I videogiochi sono sempre stati una passione per Andrea Aldegheri, 26enne di Verona che lo scorso 12 luglio si è laureato in Editoria e Comunicazione Multimediale con la tesi “Return to Castelvecchio. Arte, didattica e videogiochi”.
Si tratta di un vero e proprio percorso tridimensionale che in assoluta libertà permette al giocatore di muoversi in tempo reale e a 360 gradi all’interno del museo veronese interagendo con oggetti e opere d’arte realmente esistenti nel castello. Di volta in volta e in base al percorso deciso dal visitatore una voce narrante lo conduce nelle stanze del museo fornendogli informazioni storiche ed artistiche. Il tutto è accompagnato da una musica medioevale.
In questo lavoro è dunque possibile visitare Castelvecchio da un punto di vista più originale e dinamico. La realizzazione del percorso tridimensionale è stata ispirata da “Return to Castel Wolfenstein”, un videogioco “sparatutto” dove l’obiettivo è uccidere il maggior numero di nemici. In “Return to Castelvecchio” lo scopo è invece conoscere e approfondire un luogo d’arte e di cultura e giochi come questi potranno essere utilizzati in futuro per avvicinarsi a luoghi lontani e sconosciuti.
“I videogiochi – racconta Aldegheri – potrebbero rappresentare una nuova frontiera dell’arte applicata al divertimento, in quanto, come la pittura del Cinquecento aprì sulla parete pittorica uno spazio virtuale, così essi aprono sullo schermo del computer un nuovo universo visivo”.
Ad aiutare il neo laureato il docente di Grafica e design per la Multimedialità nonché professore di Pedagogia dell’Arte all’Università di Brera di Milano Antonio Cioffi. “Il lavoro – afferma Cioffi – è notevole dal punto di vista delle scienze della comunicazione, proprio per il tentativo riuscito di utilizzare a scopi didattici e formativi il nuovo linguaggio interattivo offerto dalle nuove tecnologie informatiche”. Il progetto potrebbe trovare un seguito come nuovo metodo ludico di apprendimento per scuole e università.

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