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20 settembre 2007

Gli stage nel mirino della Ue: sono lavoro mascherato da tirocinio

Finalmente se ne sono accorti. Mancavano solo loro, la classe dirigente, perché studenti e neolaureati ne erano già a conoscenza da tempFinalmente se ne sono accorti. Mancavano solo loro, la classe dirigente, perché studenti e neolaureati ne erano già a conoscenza da tempo: gli stage sono un mezzo abusato dalle aziende per ottenere manodopera a buon mercato (o per meglio dire gratis). A dirlo oggi è anche la Commissione Europea che medita uno stop al lavoro mascherato da tirocinio. Quello dello stage è diventato un passaggio obbligato per ogni neolaureato: dai tre ai sei mesi di lavoro non retribuito, di rimborsi inesistenti, con nessuna garanzia di assunzione e, peggio ancora, molto spesso senza alcuna formazione sul campo (o pensate che gli stagisti che portano il caffè e fanno le fotocopie siano una leggenda metropolitana?). Nasce così una simpatica carriera alternativa per i giovani: quella dello stagista. Se è vero che trovare lavoro è difficile, in compenso le offerte di stage si sprecano, con il paradosso di spuntare ovunque, anche in settori dove un tirocinio di apprendimento è totalmente inutile. Ma tant’è, un lavoratore gratis non si rifiuta a nessuno. Il rapporto presentato dall’Unione Europea parla chiaro: a fronte di una già maggior complessità nel mondo del lavoro odierno tra flessibilità, precariato e richiesta di più specializzazione, si contrappone un passaggio scuola-lavoro ancora più ostico in cui i tirocini da diventare un’opportunità di inserimento finiscono per essere una secca in cui ci si arena. A “Repubblica.it” Vladimir Spidla, Commissario per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità dichiara che “lo stage è troppo spesso un lavoro mascherato da tirocinio. Non si tratta di volontariato, ma di una formazione che deve essere pagata e deve dare valore aggiunto al tirocinante. Inoltre non è possibile che ci siano giovani che saltano da uno stage all’altro senza avere un lavoro vero. Questo diventa dumping sociale e va combattuto”. Una dichiarazione d’intenti a cui seguirà, nel 2008, un Codice di Buona Condotta per i tirocini emanato dalla Commissione. Un’indicazione che non potrà comunque essere vincolante, in quanto la Commissione non ha potere di emanare direttive in materia di occupazione, ma che rappresenta comunque una presa di coscienza sull’effettiva esistenza di un problema. Se sarà applicata o resterà lettera morta sarà tutto da vedere.

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