• Google+
  • Commenta
25 settembre 2007

Nuovi resti di ominidi a Dmanisi Georgia, nel team uno studioso dell’ateneo fiorentino

In America si è compiuto un altro passo avanti nella ricostruzione del passato dei nostri antenati: nello stato della Georgia, infatti, son

In America si è compiuto un altro passo avanti nella ricostruzione del passato dei nostri antenati: nello stato della Georgia, infatti, sono stati rinvenuti dei resti umani che permettono di rendere più preciso il quadro delle informazioni di un ominide facente parte della specie Homo erectus. E tra gli studiosi che hanno compiuto questa scoperta (presentata sulla prestigiosa rivista americana Nature) c’è anche un associato del Dipartimento di Paleontologia della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’ateneo fiorentino, Lorenzo Rook.
Nel sito paleoantropologico di Dmanisi, risalente a circa 1.8 milioni di anni fa, si è così stabilito che l’ominide in questione aveva gli arti inferiori più evoluti, con capacità biomeccaniche moderne, che gli consentivano la corsa, mentre gli arti superiori, le dimensioni corporee e il quoziente di encefalizzazione erano rimasti ad uno stadio evolutivo precedente, più vicino all’Homo habilis e alle australopitecine.
Lorenzo Rook, che lavora con un gruppo internazionale composto da ricercatori di istituzioni europee quali l’Uuniversità di Zurigo, di Tarragona e Barcellona, e del Senckenberg Institut di Weimar, e statunitensi quali la Washington University di St. Louis, Harvard University, North Texas University, University of Minnesota, ha dichiarato: “Dmanisi ancora non finisce di stupirci. Dalla pubblicazione relativa alla prima mandibola umana, avvenuta nel 1991, i nuovi resti che negli anni sono stati recuperati continuano a fornirci nuovi dati sulla storia evolutiva di questa antica umanità. Il pregio maggiore di Dmanisi sta proprio nella ricchezza in resti fossili umani. Un caso quasi unico, che permette di osservare i fossili nella loro variabilità, elemento cruciale per la comprensione delle dinamiche evolutive della specie”.

Google+
© Riproduzione Riservata