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19 settembre 2007

Una “dote” ai più bravi

Le recenti polemiche sulle palesi infrazioni scoperte ai test di ammissione a medicina in alcune università italiane, molto probabilmente, non Le recenti polemiche sulle palesi infrazioni scoperte ai test di ammissione a medicina in alcune università italiane, molto probabilmente, non saranno nemmeno le ultime. Quante altre occasioni avremo, in futuro, per discutere sulla necessità o meno di porre uno sbarramento all’ingresso dei neodiplomati desiderosi di intraprendere la carriera universitaria? Il diritto allo studio non dovrebbe valere per tutti? Anche per questo ci sembra non poco rilevante il decreto legislativo approvato lo scorso 27 luglio dal Consiglio dei ministri, su proposta dei ministri Fioroni (Pubblica istruzione) e Mussi (Università e ricerca scientifica). Con un occhio ad una selezione più meritocratica, infatti, il decreto prevede che, a partire dall’anno scolastico 2008/2009, i maturandi potranno aspirare ad una “dote” (fino a 25 punti) che, sommandosi agli 80 punti che sarà possibile totalizzare al massimo nei test di ammissione, permetterà loro di iscriversi eventualmente all’università. Come ottenere questa “dote? Semplice. Basta studiare anche alle superiori, e soprattutto negli ultimi tre anni. Tra i parametri che contribuiranno alla “dote” abbiamo: una media non inferiore a sette decimi negli scrutini degli ultimi tre anni di scuola; il voto dell’esame di maturità superiore a 80 centesimi; un’eventuale lode; e, dulcis in fundo, la media dell’otto, sempre negli ultimi tre anni, nelle materie propedeutiche al corso di laurea scelto. Come dire: studiare di più conviene.

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