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16 ottobre 2007

L’Università di Verona in Lucania

L’ Università di Verona impegnata per ricostruire la vita degli antichi romani. Gli scavi nel sito archeologico di Grumentum hanno portato

L’ Università di Verona impegnata per ricostruire la vita degli antichi romani. Gli scavi nel sito archeologico di Grumentum hanno portato alla luce preziosi reperti dalla tarda età imperiale all’alto Medioevo. I lavori sono stati coordinati in Lucania dal docente del dipartimento di discipline Storiche Artistiche e Geografiche dell’ateneo veronese Attilio Mastrocinque. L’obiettivo è stato valorizzare e rilanciare l’interesse per questo sito, testimonianza dell’antico splendore di Grumentum, una delle maggiori città della Lucania romana, dove il console Claudio Nerone ha riportato la prima vittoria su Annibale dopo la disfatta di Canne nel 216 avanti Cristo.

«Quando Maria Luisa Nava – spiega Attilio Mastrocinque – ex direttrice della Soprintendenza per i Beni archeologici della Basilicata, mi propose di lavorare a Grumentum, immediatamente ho notato che il Foro, il cuore della città, costituisce l’area meno studiata, anche se messa in luce quasi completamente. Se si pensa che in Italia non si conoscono molti Fori romani così ben conservati e direttamente visitabili, l’importanza delle ricerche di quest’area diventa evidente. Per questo, in accordo con il collega Alessandro Guidi, ho programmato il primo ciclo triennale di scavi e di ricerche nell’area del Foro, per giungere alla sua conoscenza e pubblicazione».

Gli scavi hanno restituito interessanti tracce di una precedente città, forse lucana. Le prime ricerche sono state condotte da Federica Candelato nell’area adiacente all’Augusteo, il tempio in cui si veneravano gli imperatori,. Alfredo Buonopane ha avviato invece lo studio di tutte le iscrizioni. Tra i ritrovamenti più interessanti vi sono alcune tarde sepolture, una fornace per la fusione del bronzo, varie strutture romane, monete, lucerne e frammenti di ceramica. Sono emerse anche le rovine di un tempio rotondo databile tra il 50 a.C. e il 50 d.C. La prossima missione indagherà un isolato urbano adiacente al Foro e si occuperà della messa in luce dell’acquedotto.

Complesse le strumentazioni usate dagli esperti: magnetometro, georadar e il laser-scanner, sofisticato dispositivo che effettua rilevamenti con fasci di raggi laser che consentono la ricreazione di immagini bi e tridimensionali.

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