• Google+
  • Commenta
13 ottobre 2007

Trieste: “effetto loto”

Antonio DeSimone, docente di Scienze delle Costruzioni presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA), conduce ricerchAntonio DeSimone, docente di Scienze delle Costruzioni presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA), conduce ricerche nel campo della matematica applicata. Spiega sulla base di recentissimi studi che in natura le superfici idrorepellenti su scala microscopica sono di solito rugose. Le foglie di alcune piante, come quelle del fiore di loto, sono dotate di ‘microasperità’ di infinitesimale altezza, per cui le gocce di pioggia entrano in contatto solo con la sommità di esse e non bagnano le foglie. Queste “gocce fachiro”(con questa immagine suggestiva le definisce lo stesso DeSimone) tendono a rotolare invece che aderire sulla superficie delle foglie. Conseguenza di tale idrorepellenza è che le foglie del fiore di loto sono ben protette dall’attacco di liquidi contaminanti e si conservano pertanto sempre pulite: ecco spiegato il motivo della loro “purezza”. L’osservazione delle proprietà di queste foglie ha suggerito l’applicazione dello stesso principio per la realizzazione di superfici artificiali aventi le medesime caratteristiche. È possibile infatti rendere rugoso un oggetto liscio e modificare il modo in cui l’acqua si comporta a contatto della superficie. Esistono in commercio, per esempio, vernici che in base al principio dell’”effetto loto” rendono resistenti allo sporco le facciate degli edifici e tessuti che non si bagnano nè sporcano. Una sfida tecnologica di grande attualità è la fabbricazione di materiali allo stesso tempo trasparenti e super-idrorepellenti, per realizzare ad esempio lenti o vetri che non si appannano. Ed è stupefacente come tutto questo sia il risultato di uno studio fondato sulla pura matematica. “Le gocce d’acqua su queste superfici artificiali – chiarisce DeSimone – mostrano angoli di contatto prossimi a 180 gradi, si comportano cioè come se fossero biglie di vetro. La dinamica delle gocce è sorprendente: rotolano e rimbalzano su di esse, comportandosi come se fossero dei solidi deformabili invece che dei liquidi”. Più acuto è l’angolo, maggiore risulta la bagnabilità della superficie, mentre a un angolo ottuso corrisponde una bagnabilità molto bassa. Qualcuno ricorderà Maximillian Cohen, il giovane genio matematico protagonista del film di Darren Aronofsky, “Pi Greco: il teorema del delirio”(1998), interpretato da Sean Gullette, secondo il quale ogni cosa attorno a noi può essere rappresentata e spiegata attraverso i numeri. Anche la goccia d’acqua che scivola sulla foglia del fiore di loto.

Google+
© Riproduzione Riservata