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20 novembre 2007

Affitti: calano i prezzi, ma per gli universitari no

La prima preoccupazione degli studenti è sicuramente quella di superare gli esami, ma se si è fuori sede la seconda priorità

La prima preoccupazione degli studenti è sicuramente quella di superare gli esami, ma se si è fuori sede la seconda priorità è quella di trovare un appartamento modesto senza prendere fregature dai padroni di casa. E nonostante il mercato degli affitti nelle grandi città dello Stivale rallenti, ci sono zone in cui i posti letto sono sempre occupati e gli affitti in continuo aumento: sono le zone limitrofe ai grandi atenei. Secondo un sondaggio di “studenti.it” sui contratti d’affitto risulta che il 40,70 per cento è in nero, il 28,40 ha un contratto “concordato”, il 19,70 un “contratto 4+4” e l’11,16 per cento un “uso foresteria”. Ciò dimostra la totale inapplicazione della legge 431/98 sostitutiva della legga sull’equocanone, nonostante siano stati previsti incentivi per i locatori virtuosi, come l’abbassamento dell’Ici o le deduzioni sull’imponibile Irpef o sugli oneri di registrazione, il risultato porta ad un 85% di affitti in nero.
Mentre riguardo ai prezzi, secondo l’analisi del centro studi Tecnocasa, su bilocali di 65 mq. il prezzo più alto è a Roma: nella Capitale un appartamentino a Tor Vergata rende il 5,2 per cento su 750 euro mensili, a Corso Trieste, Villa Ada o Piazza Bologna si arriva a pagare anche 1.200 euro con rendimenti del 3,5 per cento. A Milano si spende fino a 800 euro (5,6 % di rendimento) alla Bovina e 900 euro con 3,8 per cento di rendimento, a Porta Genova. A Firenze un bilocale delle stesse dimensioni dei precedenti costa 650 euro e rende il 3,4 per cento, a Bologna si va intorno ai 600 euro con il 3,5 per cento di rendimento. A seguire Torino con 450 euro (3% di rend.), Padova con 425 euro e rendimenti fino al 4,6 per cento. I costi degli appartamenti dipendono molto da fattori esterni quali la vicinanza all’università e ai servizi come supermercati, bar, pub, metropolitana, fermata del bus cittadino, ma anche da fattori interni come lo stato di usura delle stanze che compongono l’appartamento, presenza di tv, linea adsl, telefono fisso, lavatrice ultimo grido, stereo, libreria, caloriferi, aria condizionata, parquet e chi più ne ha più ne metta. C’è da dire che si trovano pure appartamenti a prezzi elevati e con servizi interni penosi compensati dalla zona in cui sono ubicati gli immobili. Ma di fronte a tante spese e indebitamenti vari, spesso i genitori preferiscono pagare un mutuo anziché un affitto salatissimo. A questo punto però bisogna disporre di una cifra di partenza alquanto elevata (50/80mila euro circa). Ma così non solo attuano un investimento per tutto il periodo in cui i figli studieranno in città, ma anche per quando inizieranno a lavorare.
E le residenze universitarie?
In Italia, il numero di posti letto messi a disposizione dallo Stato è di 30mila a fronte di una
popolazione di fuori sede di oltre 500mila studenti.
Nel 2000 fu approvata una legge che prevedeva la costruzione di nuove “case dello studente” in
tutta Italia. Ad oggi non sappiamo cosa i decreti attuativi abbiano prodotto!
Occorre un rifinanziamento cospicuo della legge e bisogna accelerare sul fronte della residenzialità pubblica per avvicinarci alla media europea e per ottenere anche, di riflesso, il sicuro effetto calmierante del mercato privato degli affitti.
Come evitare tutto ciò?
Basta informarsi se l’Ateneo di riferimento ha aperto, nelle sedi decentrate vicine al nostro paese di residenza, lo stesso corso di laurea a cui ci si vuole iscrivere. In questo modo si potranno risparmiare tanti quattrini e coi soldi risparmiati in solo affitto magari ci si potrebbe far comprare una bella macchina nuova per raggiungere la sede. Il resto può essere tutto guadagnato, forse!!

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