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29 novembre 2007

Le migliori università del mondo. L’Italia? Rimandata

Novembre, tempo di pagelle per le università di tutto il mondo. A stilare una vera e propria classifica dell’olimpo della formazione universitaNovembre, tempo di pagelle per le università di tutto il mondo. A stilare una vera e propria classifica dell’olimpo della formazione universitaria e degli Atenei più quotati a livello internazionale ci ha pensato la britannica The Times – Higher Education Supplement in collaborazione con QS (Quacquarelli Symonds). La “World university rankings 2007” (www.thes.co.uk/worldrankings) è alla sua quarta edizione, e diciamolo subito, mostra una malcelata simpatia per le università statunitensi e britanniche. Le italiane? Maluccio come al solito si direbbe, ma con pallidi segni di ripresa e in timida risalita. A tenere alta (si fa per dire) la bandiera nostrana della formazione universitaria ci sono due atenei, l’università di Bologna e la Sapienza di Roma, che si piazzano rispettivamente al 173° e al 183° posto. Nonostante i posti non certo in prima fila entrambi gli atenei possono vantare un miglioramento rispetto al 2006: l’università emiliana ha infatti recuperato ben 34 posizioni rispetto al 2006 mentre la prima università romana rosicchia 14 posizioni in più. Le altre italiane le troviamo fra il 300° e il 400° posto e sono gli atenei di Padova, Pisa, Firenze, Trieste, Pavia, Siena e il Politecnico di Milano. Curiosi di sapere invece chi occupa le prime posizioni? Harvard “of course”è in cima a tutte seguita da Oxford, Cambridge e Yale, per citare solo le prime quattro.
Per trovare un ateneo al di fuori del duopolio USA/Regno Unito occorre scendere fino alla dodicesima posizione dove si piazza la McGill university del Canada. Al 16° posto troviamo l’Australian national university e al 17° l’University of Tokyo.
Per analizzare le oltre 500 università sparse nei cinque continenti sono stati presi in considerazione sei indicatori che guardano soprattutto il livello qualitativo delle ricerche scientifiche condotte dai vari atenei e le opportunità di lavoro che si aprono agli studenti che riescono a laurearsi in queste università. Un ulteriore indicatore è la presenza di docenti e studenti stranieri: due parametri che dovrebbero indicare il livello di appetibilità degli atenei. Sotto la lente di ingrandimento anche il rapporto docenti/studenti e la qualità delle ricerche scientifiche pubblicate sotto forma di numero di “citazioni” di un’università da parte delle altre.
Il punteggio complessivo attribuito alle 565 università prese in considerazione dipende dal giudizio di oltre 5 mila accademici che lavorano in tutto il mondo: il 41 per cento in Europa, Medio Oriente e Africa, il 30 per cento nelle Americhe e il 29 per cento nella regione Asia-Pacifico. Ma non solo. A dare un giudizio sulla preparazione dei laureati sono anche oltre 1.400 datori di lavoro, del settore pubblico e privato, di tutto il mondo.

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