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29 novembre 2007

Modena: ricerca modenese

Individuate per la prima volta alcune caratteristiche biochimiche della vita di una cellula nel suo il punto di “non ritorno”. Le scoperte condott

Individuate per la prima volta alcune caratteristiche biochimiche della vita di una cellula nel suo il punto di “non ritorno”. Le scoperte condotte da un gruppo di ricercatori modenesi del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, rese possibili anche grazie ad un citofluorimetro, che gli stessi ricercatori hanno adattato per questi studi. Grazie ad essi ci si attende di identificare nuovi bersagli terapeutici per curare patologie tumorali o infettive. I risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Protocols.

Ricercatori modenesi apportano nuove fondamentali conoscenze nell’ambito della patologia molecolare. I risultati delle scoperte pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Nature Protocols.

Gli studi sono stati condotti dal gruppo di lavoro del prof. Andrea Cossarizza del Dipartimento di Scienze Biomediche, che ha individuato per la prima volta alcune caratteristiche funzionali di una cellula nel suo punto di “non ritorno”, ovvero nel momento che precede l’apoptosi, la morte cellulare programmata.

“Utilizzando la citometria a flusso – spiega il prof. Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – è stato possibile caratterizzare alcuni aspetti inesplorati del processo di morte cellulare, grazie alla analisi simultanea di diversi parametri, quali ad esempio il contenuto intracellulare di antiossidanti, la carica energetica dei mitocondri e le alterazioni della membrana della cellula”.

Questo nuovo traguardo scientifico è stato raggiunto grazie ad una metodologia messa a punto dal gruppo modenese, che si è potuto avvalere di uno strumento chiamato citofluorimetro, donato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che, opportunamente modificato dagli stessi ricercatori in collaborazione con la ditta tedesca che lo ha costruito, è divenuto “uno dei più versatili e potenti mezzi oggi a disposizione della comunità scientifica internazionale”.

Grazie a questo strumento è adesso possibile “studiare cose impensabili fino a poco tempo fa, e, come nel nostro caso, riuscire a identificare simultaneamente numerose caratteristiche di una cellula nel suo punto di non ritorno, ovvero il momento nel quale una cellula, dopo un certo trattamento sperimentale in vitro o una terapia del paziente, decide se può continuare a vivere o deve morire”.

Le scoperte a cui hanno partecipato anche i dott. Leonarda Troiano, Roberta Ferraresi, Enrico Lugli, Elisa Nemes, Erika Roat, Milena Nasi, Marcello Pinti, aprono la strada a molte applicazioni pratiche sia nel settore farmaceutico, sia in ambito clinico.

“I campi di azione oltre a riguardare indagini molto sofisticate sull’effetto di farmaci già in uso o sperimentali, – conclude Andrea Cossarizza – hanno a che fare anche con la comprensione di quanto accade in cellule infette da virus o batteri, cosa che può portare alla identificazione di nuove modalità o nuovi bersagli terapeutici in diversi campi della medicina, dall’oncologia alle malattie autoimmuni o a quelle infettive”.

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