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19 gennaio 2008

Sapienza, la cerimonia di inaugurazione senza il Papa

Giovedi 17 gennaio si è svolta la tanto polemizzata inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, inevitambilmente con toni più

Giovedi 17 gennaio si è svolta la tanto polemizzata inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, inevitambilmente con toni più dimessi rispetto al previsto. Perchè alla fine il Papa non c’è stato. I discorsi tenuti in successione dal rettore Guarini, dai rappresentanti degli studenti e del personale, dal sindaco Veltroni e dal ministro Mussi non hanno potuto evitare di far riferimento a quanto accaduto, a quello che si potrebbe definire ormai il caso dell’invito del Papa alla Sapienza, e che ha riportato in scena la scottante questione dei rapporti tra Stato e Chiesa. E così, mentre fuori dai cancelli dell’ateneo gli studenti di sinistra protestavano in difesa di un’università laica e libera da ingerenze religiose, nell’aula magna del Rettorato si parlava di “inaccettabilità” in quanto alla non-presenza del Papa, di inammissibile intolleranza nei confronti di un’autorità di cui si doveva per rispetto ascoltare il messaggio a prescindere dalla divergenza di opinioni, proprio in nome di una laicità consapevole e alta. Nel frattempo gli studenti cattolici, imbavagliati e con in mano lo striscione “libertà in università. E pur si muove”, assistevano silenziosi alla celebrazione in segno di protesta per quell’incredibile assenza del Pontefice provocata dalle contestazioni di quella parte di universitari su posizioni opposte rispetto alle loro. Quel bavaglio però se lo sono tolto solo alla fine della celebrazione, quando un docente legge il discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare di persona, e che contiene un frase riportata dai media come simbolo dell’inoffensività di quell’eventuale sua partecipazione ad un evento così significativo per un ateneo. “Il Papa non viene ad imporre la fede”, legge il docente, e tutti si chiedono allora come sia possibile tanto clamore per un intervento che sembra da quelle parole tutt’altro che autoritario e invadente nei confronti della laicità, soprattutto considerato il fatto che non sarebbe stata una lectio magistralis come previsto in un primo momento. Le parole di Eugenio Scalfari su Repubblica TV risolvono forse il caso. Come potrebbe il Papa imporre la fede, se – come egli stesso sostiene – questa non è altro che un dono fatto in libertà? “Ci mancherebbe altro”, dice il fondatore di Repubblica.
La mancata presenza del Papa dopo l’invito formale da parte del Rettore è certamente un fatto che desta perplessità. Bisogna chiedersi però se le contestazioni alla base di tutta questa vicenda, nate da una lettera firmata da sessantasette docenti di Fisica, non avessero ragione di esistere. Bisogna chiedersi in che misura quell’invito era rivolto semplicemente ad un portatore di valori etici universali come il Papa, come tale sicuramente degno di essere ascoltato, e non avrebbe significato invece un’ ulteriore ingerenza della fede nella ragione e quindi della religione nella scienza.

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