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29 gennaio 2008

Se il cherubino si da al merchandising…

La Sapienza come Yale e Harvard. Non stiamo parlando (anche se avremmo voluto) della qualità dei servizi agli studenti o dei metodi d’insegnameLa Sapienza come Yale e Harvard. Non stiamo parlando (anche se avremmo voluto) della qualità dei servizi agli studenti o dei metodi d’insegnamento ma piuttosto di merchandising: già perchè la prima università di Roma si lancia nel mercato dei gadget griffati con il logo della Minerva… Come, molto prima di lei, hanno fatto le due università statunitensi succitate. Il consiglio di amministrazione dell’ateneo più grande d’Europa lo scorso 22 gennaio ha approvato a maggioranza, con 5 voti contrari, il finanziamento delle attività connesse con il merchandising di prodotti con il suo marchio. L’università commercializzerà un catalogo di prodotti progettati ed elaborati ad hoc dal laboratorio Sapienza Design del Dipartimento di Architettura. Si organizzeranno una serie di kit, come quello dello studente composto da pen drive, agenda, quaderno per gli appunti, copricasco, penna, matita, portapenne, portachiavi, portapranzo (?). Tutti con il logo del cherubino fresco di restyling. Il progetto prevede un sito di e-commerce e una serie di punti vendita dislocati all’interno della città universitaria e presso le varie facoltà distaccate sul territorio. Previsto inoltre uno stand mobile nel centro storico e una sede presso il Parco della Musica. Il costo dell’operazione per l’Ateneo romano è di 347760 euro a fronte di un’entrata prevista dalla vendita dei prodotti di 643200 euro, costi esclusi. Proprio intorno a queste cifre si sono levati i no dei consiglieri dissidenti. A fronte di uscite sicure infatti, non altrettanto certi sembrano i ricavi e per un bilancio sul quale gravano già 50 milioni di euro di disavanzo la nuova avventura commerciale può sembrare un vero azzardo. D’altronde andrebbe ricordata la non felice, e analoga, esperienza di vendita della Camera dei Deputati, con un negozio nel centro di Roma che vende articoli griffati con il logo della Camera che viaggia con bilanci perennemente in rosso.
Ma la Sapienza è un’altra cosa e il suo bacino d’utenza primario sono i suoi stessi studenti. Di questo parere è anche un rappresentante degli studenti nel cda, Gianluca Senatore, per il quale gadget e magliette targati Sapienza servono a sviluppare un senso di appartenenza e d’identità negli studenti dell’università. Ma siamo proprio sicuri che in questo momento alla Sapienza, tra penuria d’aule, servizi zero a fronte di tasse comunque alte, professori e ricercatori mal pagati e scarsamente motivati gli studenti abbiano voglia di spendere soldi per un portapranzo con il cherubino e, soprattutto, credete davvero che basti una maglietta per sentirsi un po’ più vicini a Yale ed esclamare soddisfatti, come suggeriva una vecchia pubblicità dell’ateneo che “non tutti gli studenti sono sapiens?”.

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