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4 marzo 2008

Krav Maga: istinto di sopravvivenza all’Unisa

Si è tenuto domenica 2 Marzo presso lo Stadio Pastena in Battipaglia (SA) lo stage di Krav Maga diretto dal Maestro Pantaleone Clericò, Si è tenuto domenica 2 Marzo presso lo Stadio Pastena in Battipaglia (SA) lo stage di Krav Maga diretto dal Maestro Pantaleone Clericò, Maestro dello stesso Krav Maga e cintura nera 3° Dan Degree di Taekwon-do I.T.F. ovvero Italian Taekwon-do Federation.
Allo stage hanno partecipato molte cinture nere campane, quali: il Maestro Angelo Ianniello cintura nera 5° Dan Degree di Taekwon-do G.T.F. (Global Taekwon-do Federation), Maestro Antonio Mingo cintura nera 4° Dan Degree, Maestro Domenico Bruno cintura nera 4° Dan Degree e l’Istruttore e C.T. della Nazionale Italiana Alessandro Coppola cintura nera 3° Dan Degree.
Quest’appuntamento ha suscitato l’interesse di diversi atleti, anche tra coloro i quali sono iscritti nelle diverse facoltà dell’Unisa, che sono accorsi numerosi per poter apprendere ed approfondire tecniche di difesa personale utili nella vita di tutti i giorni.
Bisogna però spiegare bene cos’è il Krav Maga, com’è stato creato e specialmente perché in modo da dare la possibilità a chiunque di comprendere bene quest’arte.
Il Krav Maga ovvero “Combattimento Corpo a Corpo”, fu creato nel 1964 dall’Israeliano M. Emrich “Imi” Lichtenfeld (Sde-or) per preparare ad andare in guerra dei semplici civili con tecniche semplici e naturali evitando schemi che in pochi mesi sarebbero stati estremamente complicati per coloro i quali non si fossero avvicinati prima all’arte del combattimento.In quanto esseri umani tutti possediamo l’istinto – un impulso di origine psichica o motivazione che spinge un essere vivente ad agire per la realizzazione di un particolare obiettivo, mediante schemi d’azione innati, appunto istintivi – che ci guida involontariamente verso la salvezza. Né può essere un esempio la parata che un bambino applica quando un genitore è intento a dargli uno schiaffo; questo perché? Semplice, è l’Istinto di sopravvivenza, ed è questo che il Krav Maga c’insegna, ovvero, parare colpi che potremmo accusare anche nella vita quotidiana, imbattendoci in una rissa all’uscita del pub, da un fidanzato violento, insomma salvarci la pelle in situazioni poco piacevoli.
E’ anche vero però che l’unico modo per uscire illesi da una “rissa” è quello di evitarla, di non entrare in combattimento perché un essere umano allenato nella difesa personale come nel combattimento, ha soltanto il 50% di possibilità di non soccombere in un conflitto, l’altro 50% è dedito alla fortuna; questo perché il colpo che arriva può arrivare dal lato che non abbiamo previsto o semplicemente perché nella foga del momento abbiamo calcolato male i tempi. Da praticante so bene quanto sia difficile calcolare “i Tempi”, e di quanto sia difficile evitare il combattimento, specie quando si è istigati in continuazione da bulli. Voglio però spiegare che l’arte marziale c’insegna in primis a non batterci se non strettamente obbligati. Non ho necessità di combattere per pochi soldi nel portafoglio o per un orologio, per il telefonino ma soltanto quando la mia vita o quella di un terzo sono fortemente a rischio, combattendo quindi, solo in quel caso e sfruttando tutta la forza e l’intelligenza necessaria sperando che la fortuna in quel momento mi assista per schivare eventuali attacchi.
Nello stage le tecniche che venivano insegnate dal Maestro Clericò tendevano a far focalizzare i punti vitali – quelli che causano all’aggressore maggior dolore – da colpire per uscire dall’aggressione; insomma uno stage che ha lasciato il sorriso sulle labbra dei partecipanti, me compreso, per aver appreso cose nuove, tecniche da studiare ed approfondire che si spera non essere mai costretti ad utilizzare ma che all’evenienza potranno dare i loro frutti a Noi ed i Nostri cari.

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