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5 marzo 2008

Sempre meno mobilità sociale per i laureati italiani

Non confortano i dati dell’ultima indagine di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentata di recente a Catania e condotta su unNon confortano i dati dell’ultima indagine di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentata di recente a Catania e condotta su un campione di 92 mila laureati pre-riforma. Sapevamo infatti che i salari delle nuove generazioni non fossero neppure paragonabili a quelli di anche solo un decennio fa in quanto a potere d’acquisto, che la precarietà fosse un dato ormai costante per le nuove leve del lavoro, che le donne fossero le più svantaggiate in questo percorso ad ostacoli. Ma non avevamo ancora preso coscienza di un aspetto altrettanto allarmante dell’ occupazione post-accademica. Si tratta della crescente immobilità sociale dei laureati che questa indagine rileva, dando un segnale forte del disagio occupazionale del nostro tempo. Salta fuori da questa indagine come per alcuni settori un’altissima percentuale di intervistati abbia un padre laureato nello stessa facoltà, con le conseguenti ricadute per l’impiego nelle relative professioni (il caso più eclatante è quello di Architettura con un 43,9%, seguito da Giurisprudenza, Chimica-farmaceutica, Ingegneria, Medicina, solo per citare quelle con le quote più elevate). Allo stesso modo, risulta da questi dati che i salari sono direttamente proporzionali alla classe sociale di provenienza: lo scarto tra i figli della borghesia rispetto a quelli della classe operaia è già di ben 16,1 punti percentuali a soli conque anni dal conseguimento del titolo. Dati molto eloquenti che confermano l’ involuzione della nostra società. “Farsi da soli” diventa una chimera. E’ molto probabile che si diventa uguali ai nostri padri almeno dal punto di vista professionale, che ci piaccia o no.

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