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23 aprile 2008

Dopo la laurea, con… “Tutta la vita davanti”

“Sì, è in tempo, il film inizia dopo 15 minuti di pubblicità; ma vi posso dare soltanto una terza fila centrale: è tutto p“Sì, è in tempo, il film inizia dopo 15 minuti di pubblicità; ma vi posso dare soltanto una terza fila centrale: è tutto prenotato”.
Non avremmo mai creduto che “Tutta la vita davanti”, una commedia tragicomica italiana, la cui vicenda ruota tutt’intorno al mondo dei giovani telefonisti precari, avrebbe attirato tanto pubblico; tuttavia, dopo aver pagato i biglietti, Diego ed io ci siamo incamminati verso la sala, non senza qualche perplessità.
Ebbene, posso confermare che l’ultimo lavoro di Paolo Virzì, il livornese regista di “Ovosodo”, “Baci e abbracci” e “Caterina va in città”, è davvero riuscito bene.
Ed il successo, a mio avviso, è tutto nella veridicità dello spaccato narrativo.
Il film racconta delle (dis)avventure capitate a Marta, bella ragazza siciliana trapiantata nella capitale per motivi di studio, laureata in filosofia con tanto di lode e abbraccio accademico.
Nel corso delle quasi due ore di pellicola, Marta scopre di che pasta è fatto il cosiddetto mondo degli adulti.
Dopo una delusione d’amore ed una serie interminabile di colloqui di lavoro, conclusi senza alcun successo, la nostra amica trova posto in un call center, come telefonista addetta al telemarketing, con un contratto naturalmente precario.
Lì dentro si scontra con tutte ma proprio tutte le contraddizioni che avversano il mondo dei giovani di oggi.
Invidia, falsità, prepotenza, arrivismo, ignoranza ed egoismo sono alla base del tanto sospirato “successo”, con l’inevitabile conseguenza di un’abominevole solitudine, che aspetta quei pochi che riescono ad “arrivare”.
L’aspetto che più mi ha colpito di “Tutta la vita davanti” è che all’interno della realtà lavorativa romana non si salva proprio nessuno, sia dentro che -ahimè- fuori dalle mura del call center.
E’ dura… lo è davvero, per tutti quei ragazzi, talvolta con notevoli capacità, affrontare il “dopo laurea”; tanto che davanti ad un quadro come questo, lucido e spietato nella sua assoluta autenticità, viene da chiedersi se valga realmente la pena affrontare tanti sacrifici, spendere tempo e soldi, per poi constatare quanto poco valore ha la cultura al giorno d’oggi.
Alle lamentele di una precaria, qualcuno ha avuto la sfacciataggine di consigliare un… “buon matrimonio”.
Beh, io voglio sperare che ci siano altre soluzioni per questa “generazione dei telefoni” (della quale ha fatto parte anche il sottoscritto), come ad esempio la riscoperta del prossimo, al di sopra dei pregiudizi e delle mode o della sfiducia.
Quando Marta abbraccia la signora conosciuta nel corso di una televendita e si lascia andare ad un pianto liberatorio, tutto sembra tornare ad una dimensione più umana e, come per magia, la vita torna ad essere degna di essere vissuta.

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