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24 aprile 2008

Evolve la tecnologia per la diagnostica dei tumori

Un nuovo tipo di imaging per la diagnostica dei tumori è stato progettato dal prof. Sanjiv Sam Gambhir, docente di radiologia presso l’Universit

Un nuovo tipo di imaging per la diagnostica dei tumori è stato progettato dal prof. Sanjiv Sam Gambhir, docente di radiologia presso l’Università di Stanford. Lo strumento, basato sulla spettroscopia Raman, già nota dal 1930, è in grado di catturare più immagini contemporaneamente e con una risoluzione mille volte superiore agli standard attuali (Tac, Pet ecc.). Vediamo più nel dettaglio come funziona l’effetto Raman. Quando un fascio di luce originato da un laser colpisce un oggetto, alcuni fotoni subiscono una diminuzione di energia (detta in gergo “scattering”) e vengono diffusi con una frequenza più bassa dell’originaria. Da qui, misurando la differenza di energia, si possono ricavare importanti informazioni di natura chimica e strutturale sull’oggetto colpito dalla luce. Così, Shay Karen e Cristina Zavaleta, coautrici dello studio, hanno pensato bene di applicare tale principio al campo oncologico. La prima fase della sperimentazione, come sempre, è stata eseguita sui topi e i risultati sono abbastanza promettenti. Dopo avergli iniettato nano particelle d’oro e nano tubi di carbonio a parete singola, gli animaletti sono stati sottoposti alla luce del laser, e si è notato che le particelle migravano in altri organismi del corpo, in particolare verso le zone tumorali. Il prof. Gambhir ci tiene però a precisare che ci vorranno ancora circa 15 anni prima di poter trovare questo strumento nelle nostre strutture ospedaliere. Ed afferma: “Questo è un modo completamente nuovo di catturare le immagini. Nessuno dei metodi finora conosciuti possiede tutte le sue caratteristiche: la precisione nel rilevare i piccoli particolari, l’economicità e la facilità d’impiego”.

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