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17 giugno 2008

Scienza e omosessualità: il cervello dei gay simile a quello delle donne

Nel 1993 fece scalpore lo studio pubblicato sulla rivista americana “Science “ firmato dal professor Dean Hamer che sosteneva l’esistenza di un presunNel 1993 fece scalpore lo studio pubblicato sulla rivista americana “Science “ firmato dal professor Dean Hamer che sosteneva l’esistenza di un presunto gene dell’omosessualità. Due anni prima, nel 1991, il ricercatore Simon LeVay, autore del libro “Sexual Brain”, affermava che i gay e le donne presentavano un’area del cervello più piccola rispetto agli uomini etero. E, anche in quel caso, la polemica si scatenò. Oggi un gruppo di ricercatori svedesi dello Stockholm Brain Institute riprende gli studi nella stessa direzione di LeVay, indagando la forma del cervello di omosessuali ed eterosessuali, maschi e femmine. I risultati della nuova ricerca sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Pnas: l’oggetto di studio è la forma del cervello in generale e il particolare funzionamento dell’amigdala, l’area cerebrale legata alle emozioni e all’umore. Tramite la risonanza magnetica, è stata osservata la massa cerebrale di 90 volontari: il cervello delle lesbiche e degli uomini etero è leggermente asimmetrico, con l’emisfero destro un po’ più largo del sinistro, mentre quello degli uomini omosessuali e delle donne etero non presenta questa caratteristica. L’amigdala è stata osservata nel dettaglio attraverso la Pet (tomografia a emissione di positroni che consente di monitorare il funzionamento di un organo): è stato notato come il cervello di gay e donne etero condivida lo stesso tipo di organizzazione dei collegamenti fra neuroni, un dato che potrebbe spiegare perchè gli uomini omosessuali siano emotivamente più simili alle donne.
Una volta accertata l’esistenza di queste differenze, resta da dimostrare se esse siano responsabili dell’orientamento sessuale o se, viceversa, ne siano la conseguenza. Attualmente l’opinione degli scienziati è concorde nell’ammettere un fattore biologico (o genetico) alla base di molti comportamenti umani, compreso quello sessuale, e che l’ambiente, fisico e culturale, intervenga su di esso. Nel caso specifico, i ricercatori svedesi indagano sul momento biologico in cui le differenze osservate si originano: se già nell’utero materno o dopo la nascita o nella prima infanzia. L’incidenza di gay soprattutto tra i secondo o terzogeniti, potrebbe essere spiegata come un meccanismo di difesa dell’organismo materno, che crea condizioni “femminilizzanti” contro i maschi.

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