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10 agosto 2008

Come sopravvivere al bullismo sul posto di lavoro

Ha un titolo inequivocabile il libro di Robert Sutton, professore di Managment a Stanford, consulente di aziende del calibro di Pepsi e Nike, nonch&egHa un titolo inequivocabile il libro di Robert Sutton, professore di Managment a Stanford, consulente di aziende del calibro di Pepsi e Nike, nonchè autore di un cliccatissimo blog trasformatosi in poco tempo in un punto di riferimento per le vittime di mobbing di tutto il mondo. Si chiama “Il metodo antistronzi” questo best seller internazionale dal titolo tutt’ altro che “politically correct”, tanto da essere perfino censurato dalla classifica del prestigioso New York Times. Eppure Sutton non ha voluto rinunciare a quella parola. Non esiste infatti un termine più esatto per qualificare quei soggetti che, affetti da un virus ormai dilagante negli ambienti di lavoro, rendono la vita impossibile a sottoposti e colleghi con critiche feroci e spesso gratuite, insulti, atti persecutori assolutamenti immotivati se non fosse per quell’ irrefrenabile desiderio di sfogare la propria rabbia e arroganza sul prossimo pur di affermare se stessi. La tesi di Sutton su questo piaga – il mobbing – che colpisce solo in Europa l’8% dei lavoratori e che ha l’effetto di ferire gravemente la psiche di chi ne è vittima, è precisa: i prepotenti – per usare un eufemismo – sono un danno per le aziende in cui operano sotto tutti i profili, soprattutto quello economico. Compromettono la serenità dei lavoratori e provocano quindi un aumento di assenteismo e turn over, con conseguenze molto negative per le aziende sul piano della produttività.
Eppure – ci ricorda Sutton – chiunque è esposto al rischio di essere contagiato almeno una volta nella vita da questo virus della “misantropia”, se non altro perchè – nonostante il comportamento prepotente sia deprecabile sotto tutti i punti di vista – adottarlo può purtroppo nella realtà aiutare ad affermare il proprio potere o persino determinare il successo delle persone in alcuni casi. Il segreto sta allora nel riconoscere e tenere a bada il proprio cosiddetto “stronzo interno”, questa parte di se stessi che rischia di emergere all’improvviso per stressare e affliggere chi convive con noi sul posto di lavoro.
Il libro snocciola continui riferimenti a storie di “bullismo da lavoro” realmente accadute, e fornisce numeri sui relativi danni provocati con una tecnica quasi scientifica. E scientifica è anche la soluzione proposta alle vittime: come difendersi dalle angherie di soggetti così odiosi? Semplice: con la sana ed infallibile tecnica del distacco emotivo, costruendosi ad hoc delle “sacche” di tranquillità in cui rifugiarsi in caso di agguato, o prendendosi delle piccole soddisfazioni anche nelle condizioni più ostili. Farà bene alla salute e all’autostima, ma soprattutto permetterà di resistere sul posto di lavoro evitando crolli psicologici. Senza dimenticare naturalmente la possibilità di sottrarsi alle malefatte dell’ aguzzino cercando un’altra occupazione. Ma qui Sutton si rivolge ad un pubblico (quello americano) che può anche permettersi di farlo.

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