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21 novembre 2008

Voci nel vento, i ricercatori banditi

“Chi vuol fare ricerca se ne va, oggi come ieri, per gli stessi motivi. Perché non c’è sbocco di carriere, perché non ci sono sti”Chi vuol fare ricerca se ne va, oggi come ieri, per gli stessi motivi. Perché non c’è sbocco di carriere, perché non ci sono stipendi adeguati, né ci sono fondi per le ricerche e le porte degli (ottimi) centri di ricerca sono sbarrate perché manca, oltre ai finanziamenti, l’organizzazione per accogliere nuovi gruppi e sviluppare nuove idee”, con queste parole il premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco ci ricorda uno dei problemi più grandi del nostro Paese: la fuga dei cervelli.
I nostri giovani ricercatori, stanchi di lavorare (sempre che riescano a trovare lavoro) per stipendi non sufficienti a condurre una vita normale, stanchi dell’inadeguatezza delle strutture a loro riservate, stanchi degli esigui fondi destinati alla ricerca, decidono di cercare lavoro dove la meritocrazia è criterio di valutazione rilevante al fine di un avanzamento di carriera e dove viene riconosciuto uno stipendio adeguato.
Se quanto detto fino ad ora non crea scalpore è perché questa problematica è ormai tristemente nota a tutti, diversa sarà la reazione della gente che leggerà il forum istituito da Repubblica.it per dar voce ai ricercatori italiani che oggi lavorano all’estero, leggendo le oltre 2000 testimonianze pervenute si coglie infatti tutto lo sconforto di questi ragazzi che avrebbero preferito essere apprezzati nel loro Paese piuttosto che contribuire alla ricerca di altri popoli vero i quali provano riconoscenza, ma che restano stranieri.

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