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28 maggio 2009

Acqua e fuoco per datare i reperti

Due elementi primari, fuoco e acqua, per datare i reperti archeologici. Un sistema semplice, che contrasta con le tecnologie avanzate di cui si avvaleDue elementi primari, fuoco e acqua, per datare i reperti archeologici. Un sistema semplice, che contrasta con le tecnologie avanzate di cui si avvale la scienza moderna, ma che promette di essere altrettanto efficace, messo a punto da scienziati dell’università di Manchester ed Edimburgo. La ricerca, pubblicata su Proceedings of the Royal Society, mira ad aiutare gli archeologici a datare costruzioni e pezzi in ceramica risalenti a migliaia di anni fa e a far emergere i punti deboli dei sistemi di datazione utilizzati finora. I reperti realizzati in argilla e ceramica come vasi, piatti e bicchieri sono fondamentali per la conoscenza delle civiltà passate ma finora archeologi e storici dell’arte si erano dovuti imbattere in un’oggettiva difficoltà nel datarli con certezza. Il carbonio 14 che viene usato per stabilire l’età dei resti ossei, non funziona infatti con gli oggetti in ceramica, e le tecniche finora utilizzate in questo settore sono estremamente complesse. Il nuovo metodo approntato dagli studiosi britannici riesce però ad arginare questi problemi: usando la tecnica della reidrossidazione, gli scienziati hanno riscontrato che scaldando un pezzo a temperature elevatissime, si ottiene il rilascio di tutte le sostanze da questo assorbite nel corso del tempo, dal momento cioè in cui è stato cotto per la prima volta: maggiore è la quantità di peso che l’oggetto perde al termine del processo, più antica è la sua data di realizzazione. Per mettere alla prova la loro tecnica gli scienziati hanno chiesto la collaborazione del Museum of London, sperimentando la tecnica su oggetti di età ormai riconosciuta. Dopo il surriscaldamento,l’equipe guidata dalla ricercatrice Moira Wilson ha utilizzato un apparecchio di misurazione estremamente preciso, capace di monitorare l’oggetto nel suo ricominciare a combinarsi con le sostanze contenute nell’atmosfera e nell’acqua. Questo periodo di osservazione ha permesso loro di quantificare in termini temporali quanto impiega mediamente ogni reperto per assorbire le sostanze esterne, e quindi di risalire alla sua vera età. Il risultato è stato sorprendente: il sistema del surriscaldamento ha infatti permesso di datare con esattezza pezzi risalenti all’impero romano, al medioevo e ai tempi moderni, e anzi, nella sua semplicità, si è dimostrato più preciso di tanti altri metodi usati finora. Finora questo sistema è stato sperimentato con campioni risalenti a circa 2000 anni fa, ma potenzialmente,  può essere efficace anche per datare reperti più antichi, fino a 10mila anni fa e diventare applicabile in altri campi, per esempio, anticipano gli scienziati, per spiegare i cambiamenti climatici avvenuti nel corso della Storia.

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