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28 maggio 2009

Laureati ma ancora studenti, i dottori di oggi rinviano l’incontro con il mondo del lavoro

Puntuale, arriva l’undicesimo rapporto Almalaurea a fotografare i neolaureati 2008. Il consorzio universitario, diretto da Andrea Cammelli, ha pPuntuale, arriva l’undicesimo rapporto Almalaurea a fotografare i neolaureati 2008. Il consorzio universitario, diretto da Andrea Cammelli, ha presentato all’università di Padova la sua undicesima indagine annuale dopo un attento studio di un campione di quasi 190 mila ragazzi e ragazze provenienti da 49 università. I temi affrontati vanno dall’analisi su come il contesto socio-formativo condizioni la scelta del percorso di studio alla qualità percepita nell’opinione dei laureati. Da un confronto della regolarità degli studi tra prima e dopo la riforma alla tavola rotonda sugli iter formativi tra le tante riforme in atto e le altre riforme attese e prossime venture.
L’istantanea è quella di neolaureati che escono dalle facoltà in regola con gli studi ma non sanno che farsene del titolo appena conseguito. Hanno frequentato molte più lezioni di chi li ha preceduti su quegli stessi banchi, conoscono molto meglio l’inglese ed hanno una preparazione informatica migliore ma hanno poche prospettive di trovare un lavoro. E allora molti di loro sceglie di ritornare a studiare.
Tradotto in dati possiamo dire che mentre nel 2001 riuscivano a raggiungere il pezzo di carta, senza andare fuori corso, solo il 9,5 per cento dei neolaureati oggi arrivano alla stessa meta il quadruplo dei giovani. Allo stesso tempo, se nel 2001 si laureavano con ritardo sette giovani su dieci ora questa percentuale è scesa al 45 per cento. La votazione rimane alta anche quest’anno con una media complessiva pari a 103 su 110 e una media ancora più elevata per quelli che completano il "3+2" che ottengono un voto di 108,7 su 110. Per quanto riguarda l’età anche quest’anno si conferma una media intorno ai 27 anni nonostante si cominci a fare sentire sempre di più il fenomeno dei "fuori quota", ovvero di coloro che si iscrivono all’università anche molti anni dopo avere conseguito il titolo di maturità.
Sempre Almalaurea stima tra il 2001 e il 2008 un aumento dei giovani che sostengono di avere una conoscenza almeno buona della lingua inglese pari a sette punti percentuali e addirittura del 10 per cento se il dato da analizzare è quello della conoscenza informatica.
Altro dato da tradurre in cifre è quello significativo dei forzati dello studio, categoria che incorpora non solo chi terminato il triennio di  base è intenzionato a continuare con il biennio di specializzazione ( il 77 per cento degli intervistati) ma anche chi, è qui è la vera sorpresa, terminato il quinquennio di studi manifesta l’intenzione di continuare a studiare. Il dato è corposo ( il 43 per cento degli intervistati) e riguarda soprattutto i laureati del Sud Italia, che ad un’offerta lavorativa scarsa e priva di prospettive rispondono con un maggior livello di preparazione. O forse preferiscono rimandare il fatidico momento di entrata nel mondo del lavoro.

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