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29 giugno 2009

Una giornata particolare

Ho appena sostenuto l’esame di maturità. Il mondo è mio. Ora non ho tempo per non fare niente. Saluto la famiglia, gli amici e gli amori. Vado incontro alla vita e imparo l’arte del vivere da solo. Per la prima volta dormo con persone sconosciute, rifaccio il letto e pulisco la camera; pago le bollette, rimango senza soldi, devo sostenere gli esami e gestire i vizi. Sono uno studente fuori sede e la mia vita non è per niente facile. Un articolo del “Corriere della sera” tratta il tenore di vita di questi studenti. Il quadro che ne emerge è inquietante. Il 72 % degli intervistati salta la prima colazione, si nutre di cibi precotti e svolge poca attività fisica, per non parlare di alcool e sigarette di cui talvolta si abusa dato lo stato di libertà totale in cui si vive per la prima volta. La “giornata particolare” di uno studente “particolare” comincia alle  tre del mattino con quelle spaghettate di cui tanto aveva sentito parlare, ma che non era mai riuscito ad organizzare. Convoca i suoi amici più fidati perché la serata da affrontare è seria e bisogna essere uniti. Quelle birre da trentacinque centesimi che fino a qualche giorno prima erano ignorate, diventano l’attrazione principale della serata e non si riesce più a farne a meno. E’ con questo spirito che parte l’avventura universitaria della maggior parte degli studenti fuori sede. Svegliarsi la mattina (quasi pomeriggio) con un   misterioso mal di testa ( che si spiega appena si mette piede in cucina e s’inciampa in una delle tante lattine sparse per la casa come a formare un quinta parete..). Riprendere conoscenza solo dopo il secondo caffè della giornata e rendersi conto di essere estremamente in ritardo per i primi corsi previsti. Sono solo due tra le tante costanti dei primi giorni di vita universitaria da fuori sede. In moltissimi casi dopo i primi mesi scattano i sensi di colpa e si cerca di dare una svolta alla propria vita. Sveglia presto, colazione sostanziosa, per resistere a lungo e via, all’università. La forza di volontà è tutto, ma la forza di gravità è più forte. Una volta trovata l’aula, si ascoltano le prime parole del professore di turno e la testa si abbassa inesorabilmente sempre di più. La mano è portata a sostegno della guancia ma non resiste al peso della cultura. I nostri compagni ci lasciano dormire e ci svegliano solo quando il professore chiude le danze. Abbiamo fallito. Ci assumiamo le responsabilità delle nostre azioni e ci dirigiamo di corsa a casa a fare quello che ci riesce meglio. Riunione d’emergenza con coinquilini e amici e via, al supermercato, a comprare quella fantastica bevanda dal sapore amarognolo e dal colore dorato, per aggiustare una giornata iniziata troppo presto e proseguita peggio. “Una giornata particolare” di uno studente fuori sede è l’essenza stessa dell’università. Il primo valore che emerge è l’unità del gruppo. Una volta di fronte al liquido tanto desiderato, tocca all’aspirante economista, o in assenza  ingegnere, calcolare la quantità da comprare a seconda della disponibilità economica. Siamo così giunti al secondo valore, quello della solidarietà. In questi casi ognuno offre tutto quello che ha, perché di fronte alle disgrazie di un amico, non è possibile tirarsi indietro: amicizia, terzo valore. Una volta seduti a tavola e aver cominciato a bere, le frasi sono sempre le stesse: da domani cambierò vita (responsabilità) e puntualmente scoppiano le risate di tutti quelli che avrebbero voluto pronunciare quelle parole, ma hanno avuto la fortuna di essere preceduti. Tra una birra e l’altra, il più lucido del branco decide di dare un festino. Un tavolo, sei ragazzi, e il frigorifero pieno di birre … manca qualcosa per la perfezione. Qualche telefonata e arrivano anche le ragazze. Lo studente fuori sede si arrangia come può e tenta (il più delle volte riuscendoci) di trasformare ogni giorno in “una giornata particolare”. Il periodo degli esami si avvicina e le esperienze accumulate nei primi mesi danno allo studente quella responsabilità di cui aveva bisogno per capire che c’è un tempo per divertirsi e un tempo per studiare. I giorni che precedono gli esami rendono lo studente fuori sede un animale da studio. Sveglia presto, caffè e libri. Pranzo, caffè, Simpson e libri. Cena e libri (in questo caso usati come cuscino). L’esame è andato bene ma che fatica! La prossima volta seguo i corsi e comincio a studiare prima (questa è la seconda frase più sentita nell’ambito universitario.). Festeggio con gli amici e sono pronto a tornare a casa con due occhiaie da fare invidia a Dario Argento. La mamma mi tratta da eroe, si complimenta, ed io, rido sotto i baffi. La vera eroina è lei! I suoi gesti quotidiani, che prima di partire per l’università, mi sembravano insignificanti, hanno acquisito un valore enorme. Non riesco a credere di non dover fare la spesa, cucinare o lavare i piatti. Mi tornano in mente i pomeriggi fatti di birra e risate e mi viene voglia di partire. Ho trascorso tre giorni al paesello ma a me sembrano trenta. Ho ricaricato le pile, sono pronto per la prossima “giornata particolare”.
 

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