• Google+
  • Commenta
20 maggio 2010

Il Paese dei balocchi

Il Paese dei balocchi

Una crisi (economica e di valori) così, forse, i giovani studenti universitari non l’hanno mai vista e, soprattutto, mai vissuta in modo diretto: ecco il paese dei balocchi

Il Paese dei balocchi

Il Paese dei balocchiba

Ma la voglia di evadere, di stare alla larga da problemi considerati, oggi, distanti da possibili interventi che ne richiedono una risoluzione, prevale sulla necessità di adottare atteggiamenti moderati e adeguati ai tempi che corrono.

Risulta abbastanza evidente tra i giovani accademici quella naturale esigenza rivolta al divertimento e allo svago. Saranno l’età, la condizione sociale, a volte gli standard imposti dalla società, o altri fattori. Fate un po’ voi. Sta di fatto che la maggior parte degli studenti è sicuramente tentata a mettere da parte libri e matite per indossare scarpette da calcio o da jogging, oppure prepararsi per affrontare un’interminabile notte.

Lo svago, per carità, è un sacrosanto e legittimo diritto, appartenente alla condizione umana che, in determinate fasi della giornata, accompagna il fisico alla ricerca del meritato riposo per scaricare lo stress accumulato durante una dura giornata di lavoro o di studio.

Solo che, in alcuni casi, spesso e volentieri, diventa la regola, piuttosto che l’eccezione. Con le inevitabili conseguenze che ne derivano dovute a un eccessivo rilassamento che rischia di sconfinare oltre i limiti del lecito.

E cosa dire di alcuni genitori (soprattutto quelli distanti) convinti dei sacrifici che i loro figli compiono per raggiungere i risultati tanto attesi? Per alcuni di loro si consuma il “dramma” di un’amara illusione.

L’analisi condotta su questo segmento della popolazione studentesca non risponde di sicuro al maggior grado di responsabilità che appartiene, ahi noi, a una percentuale più ridotta di ragazzi che hanno deciso di intraprendere un serio percorso di studi per realizzare sogni e progetti tanto ambiti.

Molto spesso, però, si confonde la perdita dei valori, del rispetto, del senso del dovere con una sorta di conformazione ai modelli standardizzati che sembrano risucchiare personalità più fragili nel vortice di un disfattismo esasperato che emerge sottoforma di supremazia verso gli altri e finto controllo delle proprie azioni.

Cosa c’entra la crisi economica con ciò? Nulla, se non fosse che ogni forma di divertimento ha un costo e ogni anno trascorso in più all’università comporta sudore e fatica per il pagamento delle tasse universitarie. Per non parlare, poi, del mantenimento per gli studenti fuori sede, il cui costo della vita è sensibilmente aumentato a causa di un ingiustificato incremento in tutti i settori merceologici.

I panni sporchi si lavano in famiglia. A ognuno, dunque, i conti col proprio portafogli, a ognuno le proprie valutazioni, a ognuno, si spera, il recupero e la preservazione dei propri valori.

Google+
© Riproduzione Riservata