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3 giugno 2010

Liberi di Essere…

E’ proprio da ControCampus che, circa dieci anni fa, prendeva il via la mia professione di giornalista.

Come un bimbo che inizia a muovere i primi passi, con tutte le paure e i dubbi di lasciarsi andare per esplorare un universo nuovo, sconosciuto.

Spinta forse dalla curiosità di una giovane studentessa, iscritta alla Facoltà di Scienze della Comunicazione, che ha voglia di cimentarsi, di mettersi alla prova, per capire se il percorso di studi prescelto sia quello più congeniale al suo talento.

Sono partita da ciò che mi era più vicino e che conoscevo meglio: il teatro. Ho incontrato attori, ho cercato di comprendere la loro ricerca estetica, ho scritto recensioni, ho assistito (e ancora lo faccio! Anzi sempre di più) a una miriade di pièce: mi sono arricchita, allargata, per poi capire che un giornalista non può rimanere schiacciato in un unico ambito, ma deve sperimentare, a volte anche osare, rischiare, e così mi sono aperta alla cronaca, alla politica, al costume.

Il mio stile è cambiato: più fluidità, più velocità, più diretto l’aggancio al lettore, più semplicità. Così quella passione iniziale è diventata la mia vita. Nessuna velleità narcisistica autoreferenziale, né il romantico ricordo di un tempo ormai trascorso: il mio è piuttosto un tributo e contemporaneamente un rigenerarmi, un tornare alle origini, per poter “respirare”. Perché un periodico di informazione universitaria è uno spazio di libertà, una ventata di aria fresca, uno strumento democratico che dà voce ai giovani studenti, indipendentemente dallo status o dalla ragione sociale, ma è anche espressione del fermento culturale e dei nuovi trend, riuscendo a registrare umori e nuove intuizioni.

In questo particolare momento storico, in l’Italia si prospetta una regressione dei diritti civili conquistati, con i gravissimi tagli alla scuola, all’università pubblica e alla ricerca, nonostante la tutela del “diritto all’istruzione indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, espressa nell’articolo 26 della Dichiarazione Universale, proclamata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre l’informazione tutta rischia di essere imbavagliata, asservita, sebbene l’art. 21 della Costituzione dello Stato Italiano reciti che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” e che “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Forse è proprio in un simile contesto socioculturale che un giornale universitario svolge un ruolo fondamentale per la dignità dell’essere umano, per sviluppare lo spirito critico, per esprimere nuove idee. L’Università non è una banale lista di esami da sbarrare con le crocette. Non è il countdown che precede il brindisi della discussione di laurea. E’ un “percorso” in cui si diventa individui, in cui ci si scontra con i propri limiti, per andare oltre sé. E’ un percorso di consapevolezza, un’opportunità, un luogo dove iniziare a costruire il proprio futuro.

Più volte lo stesso Rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Raimondo Pasquino, ha sottolineato questo aspetto di “campus da vivere” dell’ateneo salernitano, che negli ultimi decenni ha subito una crescita irrefrenabile: un’università moderna, all’avanguardia, in grado di competere in ambito sia nazionale che internazionale, in cui i giovani studenti possono formarsi non solo sotto il profilo accademico/didattico, ma anche umano, attraverso il confronto , l’aggregazione, l’interdisciplinarietà, l’incontro tra i saperi. Non più solo universitas, ma “multiversitas”.

Nell’università italiana, con corsi di studio a volte eccessivamente astratti e slegati dalla realtà, attraverso i quali si acquisisce un know how generalista ed indefinito, tale da generare un profondo senso di smarrimento post lauream, rendendo necessari lunghissimi periodi di training (nella maggior parte dei casi non retribuiti), o master dai costi proibitivi per molte famiglie, mentre molte ricerche evidenziano l’accentuarsi di un’emigrazione intellettuale d’èlite, l’ateneo di Salerno offre tante occasioni per comprendere quali siano le reali aspirazioni di un giovane studente, o semplicemente per studiare divertendosi.

E così, si può decidere di svolgere, in contemporanea con il corso di studio accademico, l’attività di corrispondente per ControCampus, o provare il brivido del palcoscenico presso il Cut (Centro Universitario Teatrale), oppure improvvisarsi speaker e realizzare un programma per la webradio Unis@und, o confrontarsi con le altre big band italiane grazie alle varie formazioni musicali di Musicateneo.

Il mio è soprattutto un invito a vivere gli anni dell’università da protagonista, cogliendo le opportunità, e non subendo lo studio, ma mettendolo in pratica, superando i momenti di sconforto e di crollo, o di quando non ci si sente all’altezza. Vivere una vita creativa con curiosità, partecipando agli incontri e ai seminari per il piacere di imparare, e non solo perché costretti dalla promessa di una serie di crediti da certificare. Perseverare, andare fino in fondo e non mollare, non rinunciare, ma soprattutto rendere la fase accademica una delle più belle della propria vita, in cui creare le basi per una vita felice, per se stessi e la società.

Il mio più grosso “in bocca al lupo” a tutti voi, miei cari studenti, in vista dell’imminente sessione di esami.

Un abbraccio

Barbara Landi

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