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10 giugno 2010

L’inchiesta: libertà di informazione (?)

Oggi l’informazione ha assunto le sembianze di un bene di grande valore, indispensabile per la vita di tutti i giorni.

Grazie alle informazioni che continuamente circolano più o meno liberamente è possibile farsi delle opinioni e delle idee proprie, caratteristiche che permettono all’individuo di partecipare alla vita della società.

E così come accade nei confronti di ogni altra libertà, anche nel caso dell’informazione sono necessari dei limiti che possano in qualche modo frenare la diffusione di dati che potrebbero ledere la sensibilità e la dignità umana.

Ma siamo sicuri che i paletti che si stanno imponendo alla libertà di informazione siano del tutto leciti? È pensabile che queste restrizioni siano troppo limitative? In altre parole: si può parlare ancora di libertà di informazione e di manifestazione del pensiero?

A queste domande cercherà di dare risposta la nostra inchiesta. Ma procediamo per gradi.

Un dato negativo rilevante che emerge è che oggi non esiste libertà di informazione né di manifestazione del pensiero, sia a livello universitario che a livello territoriale. Non ci sono dubbi: informazione e manifestazione del pensiero non sono più libere come una volta.

Almeno in parte il dato risponde ad uno degli interrogativi che ci si è posti: forse le limitazioni imposte a queste libertà sono davvero troppo forti. Comprimere la libertà di manifestazione del pensiero risulta, per molti, un modo per frenare una libertà individuale e un diritto che ogni cittadino possiede vivendo in un Paese democratico come l’Italia. Tuttavia non sembra del tutto impensabile porre qualche freno, soprattutto per tutelare quelle fasce più deboli della popolazione (una fra tutte: i minori).

E forse sono proprio queste forti limitazioni a creare fra le persone un senso di oppressione, di soggezione, un timore che non permette di esprimere fino in fondo ciò che si pensa realmente: regole da non infrangere per non incorrere in sanzioni, essere quanto più “sterili” possibile nell’esternare proprie dichiarazioni per non arrecare danno o semplicemente ledere la reputazione degli altri.. Queste e molte altre sono le “paure” più frequenti che bloccano l’individuo nel manifestare apertamente il proprio punto di vista.

Ma una cosa è certa: la manifestazione del pensiero deve essere quanto più libera possibile per poter godere di queste libertà in senso letterale e poter esprimere al meglio ciò che si pensa veramente. Ciò che si richiede è più libertà, sia nei confronti dell’individuo, sia nei confronti di una comunità, rivoluzionando il modo attuale di fare informazione in favore di un nuovo metodo più valido e funzionale, che possa dare più spazio a pensieri ed opinioni personali, senza troppi limiti e censure.

L’inchiesta ha mostrato, quindi, una situazione poco incoraggiante che non lascia molte vie d’uscita. Le cose cambieranno? O rimarrà tutto così com’è? Staremo a vedere.

Sebastiano Liguori

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