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29 luglio 2010

Come si sarebbe comportato Einstein di fronte ad un messaggio di posta elettronica?

Il cervello di Einstein su iPad

Dopo tutto, non siamo tanto diversi da Albert Einstein o Charles Darwin, almeno per quanto riguarda la corrispondenza.

Einstein

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Uno studio sul comportamento umano della Northwestern University, Illinois, ha rivelato che coloro i quali scrivevano le proprie lettere usando carta a penna, e quindi molto prima della nascita della posta elettronica, lo facevano in base ad un modello molto simile a quello delle persone che, al giorno d’oggi, utilizzano l’e-mail.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, illustra le similitudini tra queste due attività all’apparenza così diverse, sottolineando il legame di fondo, cioè l’attività umana, che unisce le due le lettere e le e-mail. I ricercatori hanno preso in considerazione i registri di carteggio di 16 famosi scrittori, artisti, politici e scienziati, tra cui Einstein, Darwin, Sigmund Freud, Karl Marx ed Ernest Hemingway, e hanno rilevato che tutti spedivano lettere a caso, ma al tempo stesso attenendosi ad una sequenza ben precisa. I ricercatori hanno studiato sia carteggi più datati, come quello del filosofo Francis Bacon, risalente al 1574, sia recenti, come quello dello scrittore Carl Sandburg, del 1966. Gli elementi presi in analisi comprendevano una lista di lettere spedite da ciascun personaggio, e, per ognuna di esse, il nome del mittente, il nome del destinatario e la data di stesura.

Lo stesso modello matematico, già usato in studi precedenti dalla Northwestern University per spiegare la condotta delle e-mail, è stato applicato agli scrittori di lettere. Questo confuta il modello razionale, secondo cui le persone sono guidate prima di tutto dal bisogno di rispondere agli altri. Non conta quindi la professione, tutti gli scrittori di lettere si comportavano allo stesso modo: si attenevano ad un preciso ciclo circadiano; cercavano di scrivere un determinato numero di lettere in una sola volta, per aumentarne l’efficacia; e quando scrivevano, dovevano confrontarsi con il caso e le circostanze, molto di più rispetto al tipico approccio razionale di scrivere prima la lettera più importante.

‘Siamo interessati all’identificazione e comprensione del comportamento umano, vogliamo capire cosa ci spinge a fare determinate scelte’, ha dichiarato il professor Luis Amaral, docente di ingegneria chimica e biologica presso la McCormick School of Engineering and Applied Science. ‘Ci sono modelli specifici in base ai quali decidiamo come passare il nostro tempo, e questi schemi di probabilità, di come le persone distribuiscono il proprio tempo per svolgere determinati compiti, possono essere applicati in molte aree di studio differenti’. ‘Le persone non sono poi così razionali’, ha aggiunto Amaral. ‘Se, ad esempio, un dottore riesce a capire meglio cosa ci porta a prendere delle decisioni, potrebbe fornirci una cura più adeguata, magari collegata a qualcosa che una persona fa con regolarità’.

Rocco De Leo

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