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12 luglio 2010

Favori sessuali. Colpa delle studentesse predatrici

L’inchiesta di questo mese ha per oggetto i presunti favori sessuali in cambio di esami o altri favori in campo accademico. Abbiamo intervistato 3000 persone ( non universitari o ex-studenti ) con una serie di domande mirate e i risultati sono stati alquanto interessanti.

Evitando di analizzare le cause degli scandali sessuali in ambito universitario ( dato che spesso il tutto si basa più su voci di corridoio o prove presunte che fatti concreti, sia per la scarsa volontà di denunciare l’accaduto sia perché spesso si tratta solo di falsità ) , interessante invece sono state le opinioni divergenti in merito a chi dovesse essere attribuita la colpa.

Alla domanda “La colpa è più delle studentessa” la maggior parte degli intervistati ( esattamente l’80 % ) ha risposti “Si” , ma perché ? Dalle risposte ottenute, e le relative argomentazioni, possiamo dividere il campione in tre categorie.

Coloro che vedono nella studentessa una predatrice. ( il 30% )
Molti ( e soprattutto le donne di età inferiore ai 40 anni ) attribuiscono la colpa alla studentessa. C’è chi naturalmente cerca di rivendicare una sorta di “diritto” della studentessa ad approfittare delle debolezze dei “fragili” professori universitari ,senza che ciò debba farla necessariamente apparire come un soggetto debole . Nell’istante in cui si presta, la ragazza sarebbe perfettamente consapevole della portata morale e legale delle sue azioni, senza che sia individuabile alcuna pressione da parte del professore, che a questo punto non è più “carnefice” , ma diviene semplicemente veicolo , strumento per il raggiungimento del risultato voluto dalla studentessa, di cui viene riconosciuta responsabilità se non esclusiva, quanto meno concorrente.

Coloro che vedono la studentessa come unica responsabile. ( il 40% )
La maggioranza dei “Si” ( ed in gran parte donne di età superiore ai 40 anni ) attribuisce ugualmente la colpa alla studentessa, ma per motivi “leggermente” diversi : questi sostengono che la causa sia da ricercarsi nella degenerazione dei costumi in epoca contemporanea, soprattutto nel modificato atteggiamento della donna, non più pudica, meno virtuosa che in passato ed è proprio questo suo desiderio di emancipazione ad averle portata a riceve offerte immorali. La cosa più interessante, a mio avviso, è che sono proprio le donne a giustificare maggiormente il professore, l’uomo, che non ha saputo resistere alla carica sessuale della studentessa, che, vittima del suo desiderio di emergere e non più votata ai “cari” vecchi principi, si trova a fare del suo corpo merce di scambio.

Coloro che vedono nel consenso della studentessa un atto di ribellione. ( il 10% )
Pochi, pochissimi hanno così interpretato la vicenda ipotetica che gli abbiamo sottoposto. Puro contratto. Un’offerta è stata avanzata e lei l’ha accettata, ma non vi è vittimismo o pura volontà di approfittarne. No. Dietro la scelta della studentessa di scambiare il proprio corpo per la buona riuscita dell’esame vi è la sua voglia di ribellarsi ad un sistema sempre meno meritocratico e sempre più simile al peggiore dei baronati. I professori utilizzano il loro potere nel giudicare gli studenti in maniera sempre più arbitraria e spesso ore ed ore di studio non assicurano il risultato sperato. Un meccanismo perverso che non riguarda solo il momento della votazione duranti gli esami, ma che comprende anche il sistema delle collaborazioni con le cattedre e la partecipazione ai cicli di dottorato, con una discrezionalità che sempre più spesso è guidata da legami familiari e piaceri individuali che da rigidi criteri di pubblicità e trasparenza. Ecco allora che la studentessa si ribella e decide di combattere un sistema malato ed immorale con un atto della sua stessa natura : prostituendosi in cambio di un esame, di un assegno di dottorato, una collaborazione.

La minoranza ( il 20% degli intervistati ) ,invece, non crede nella colpa della studentessa, ancora ragazza e non ancora donna, che si trova vittima della sua incapacità di discerne sapientemente i benefici di una scorciatoia “accidentata” dagli effetti disdicevoli di qualcosa che potrebbe segnarla chissà per quanto tempo. Debole studentessa vittima delle pressioni di un professore, spesso anziano,patetico e pronto al tramonto dei suoi anni, che cerca di usare arbitrariamente il suo potere per afferrare quella giovinezza, come il peggiore dei lupi nelle favore della nostra infanzia.

Tirando le conclusioni sui dati raccolti , il risultato è quasi banale e per nulla inaspettato. Colpevole è sempre, o quasi la studentessa, qualsiasi interpretazione o punto di vista si preferisce seguire; una colpevolezza che , come scritto prima, se non è esclusiva , è quanto meno concorrente.
Unico dato effettivamente rilevante è la totale indifferenza degli intervistati al fatto che nella domanda si parlasse esclusivamente di studentesse e non già in modo più generico di studenti universitari, quasi come la prostituzione maschile nelle università italiane non esista . . . Sbagliato!

Nel 2007 i telegiornali nazionali e la Rete si interessarono molto all’inchiesta fatta da Studenti Magazine, in cui si rivelò la notizia che almeno 1 studente su 4 si prostituisce in cambio di denaro. Certamente qui non si trattata di denaro ma di esami o altri favori in campo accademico, ma qui diventa poi solo una questione di esigenze che di volta in volta si prospettano.

Alla domanda “Si sono mai verificati episodi del genere nell’università che frequenta o ha frequentato ?” uno degli intervistati, ex-studente ( ormai sessantenne ) dell’Università di Napoli, ha risposto “Quando io ero all’università, queste cose non succedevano perché quasi tutti gli studenti erano maschi”. Ma siamo proprio sicuri che sono state le studentesse a portare questa ventata di immoralità nelle nostra facoltà, oppure anche prima si poteva superare gli esami anche senza studiare ? Chi può dirlo … infondo quando si chiudono le porte di un dipartimento possiamo solo immaginare quello che nascondono . . .

di Domenico Lanzara

Dati :
Numero degli intervistati: 3000

L’età degli intervistati varia dai 22 ai 65 anni e tutti al di fuori dell’ambito universitario.

La maggioranza sono donne di età superiore ai 30 anni.

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