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12 luglio 2010

Il vortice della passione e dell’inganno

Ti piace vincere facile!….. E’ un famoso slogan pubblicitario che campeggia su diversi strumenti di comunicazione di massa, quali tv, radio, internet.

A questo potrebbe affiancarsene un altro “Laurearsi facile? Oggi si può”, che segue non tanto una promozione pubblicitaria, quanto scandalistica, fatta di abusi, proposte indecenti e favori sessuali in cambio di un buon voto agli esami.

Non è certo un mistero che negli ultimi anni, in diverse università italiane, sono rimbalzate sulle pagine di cronaca dei principali giornali locali e nazionali notizie che raccontavano le avventure di prorompenti studentesse, le quali, sfruttando le naturali grazie offerte in dono da madre natura, hanno profittato della loro bellezza per raggiungere facili risultati “scolastici” in modo non proprio egregio.

Ebbene sì, perché presentarsi a una prova accademica in abiti succinti o con scollature mozzafiato, se dai puritani e dai sostenitori della buona educazione del buon senso può essere considerato, nei confronti di colei che esprime un simile atteggiamento, come un modo per offendere il senso del pudore e della morale pubblica, dal lato dell’attento osservatore che scruta con l’occhio nascosto e “malandrino” la bellezza in tutte le sue forme, non può che essere valutato come un comportamento apprezzabile, in molti casi tradotto quasi come un velato invito a rivolgere nei loro confronti una proposta appunto indecente.

E una volta che la studentessa tesse la sua intrigante e coinvolgente ragnatela, non risulta troppo difficile attirare a sé le sue prede per avvolgerle nel vortice peccaminoso dell’inganno e del ricatto.

Sistemi, a volte, studiati con morbosa e dettagliata scrupolosità, alla ricerca del metodo più accattivante e meno pericoloso a causare incidenti di percorso che, se si verificassero, farebbero gridare allo scandalo e alla vergogna, così come accaduto in molte circostanze poco ragguardevoli.

Come il caso di una studentessa dell’Ateneo di Catania, avvenuto lo scorso anno, che nel corso di un’intervista rilasciata ad un’emittente locale, ha raccontato di un docente che le ha chiesto “rapporti sessuali completi e poi è sceso a proposte a sfondo sessuale in cambio del 30 e per spianarmi la carriera verso la laurea”. Secondo il racconto della ragazza, il docente l’avrebbe avvicinata nel corso di una lezione all’università: “si è avvicinato e ha detto che mi aveva visto seguire il suo corso l’anno scorso, che avevo perso un anno e che era un peccato. Dunque mi ha invitato a seguirlo nell’aula di ricevimento, dove mi ha parlato di poter dare la sua materia con il massimo dei voti senza sostenere alcun esame. Al che ho capito cosa aveva in mente perchè giravano voci di corridoio”.

In questo caso, però, bisogna sottolineare e ammetter il coraggio della vittima a denunciare l’episodio, a dir poco increscioso, a fronte di casi dove fatti del genere si manifestano a ruoli invertiti.

La disonestà di episodi come quelli raccontati, rischia di coinvolgere entrambe le parti in causa e determinare, oltre a un indiscusso imbarazzo, soprattutto un crescente e contagioso sistema truffaldino che scade nella perdita di dignità e professionalità.

L’inchiesta di questo mese (oggi messa in evidemza sotto forma di editoriale) è orientata a scoprire i se, i come e i quando episodi di scambi di favori sessuali si fossero verificati al fine di rendere chiarezza e, perché no, restituire l’onesta professionale, la credibilità e il senso di pudore e dignità, laddove siano stati (si spera di no) contaminati dalla spregiudicatezza di una dilagante “falsità” che si estende in tutti i settori della vita quotidiana.

Controcampus

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