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25 dicembre 2010

I media cinesi escludono l’inglese: la “Dante” si schiera con il gigante asiatico

Le parole e abbreviazioni straniere saranno vietate a tutte le pubblicazioni cinesi
per salvaguardare la purezza della lingua locale.
La Società Dante Alighieri: «Un esempio di coscienza nazionale».
L’Ambasciata della Cina in Italia: «Lasciare intatta la purezza della lingua cinese»

Pechino mette al bando l’inglese: è di ieri la decisione dell’Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni di vietare parole e abbreviazioni straniere a tutte le pubblicazioni cinesi per salvaguardare la purezza della lingua locale. «In Italia – scrive Tommy Cappellini su “Il Giornale” – non siamo mai arrivati a tali scontri istituzionali, ma la battaglia contro l’inglese ha i suoi convinti soldati».

È il caso della Società Dante Alighieri, che da Palazzo Firenze fa sentire il proprio appoggio a Pechino e a tutto il “gigante asiatico”: «Dai cinesi ci giunge un vero e proprio esempio di coscienza nazionale – afferma l’Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della “Dante” -: tutti noi riconosciamo l’indiscusso valore dell’inglese quale idioma veicolare, ma consideriamo comunque irrinunciabili la difesa e la promozione della nostra lingua, simbolo di identità ed elemento unificatore dell’Italia. Per questo condividiamo in pieno la presa di posizione della Cina, custode di una lingua di millenaria cultura».

L’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia chiarisce che «il provvedimento non è contro l’utilizzo generico delle lingue straniere, ma contro un abuso di termini stranieri che rischia di contaminare la purezza della lingua cinese, una purezza che va assolutamente mantenuta, proprio come fa da oltre cento anni la Società Dante Alighieri con la lingua italiana».

Già nel 2008 la “Dante” contestò un editoriale del Direttore de “Il Mondo”, Enrico Romagna-Manoja, che definì l’inglese «l’unica lingua usata tra due persone di nazionalità diversa quando cercano di comunicare tra loro»: in quell’occasione i Comitati della “Dante” in Italia e all’estero fecero sentire la propria contestazione mobilitandosi per la lingua italiana. Oggi, a distanza di due anni, la “Dante” ribadisce con forza la propria posizione e lo fa schierandosi al fianco di un Paese che – in un momento di grandi strategie politiche ed economiche – ha scelto di difendere a spada tratta la propria identità linguistica e storica.

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